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Sulla musica doppio beneficio: bonus e detrazione

 
05 AGOSTO 2020

Musica e Fisco, un binomio a quanto sembra possibile. La strana accoppiata ha infatti prodotto due bonus che troveranno forma, anche se con diverse modalità e regole, tra il 2020 e il 2021. Vediamo allora di che si tratta. Partiamo da quello che, sebbene più “giovane” in termini cronologici, è anche il bonus che troverà per primo applicazione nei prossimi mesi, valido, salvo proroghe, fino al 31 dicembre 2020, ovvero il cosiddetto “contributo per l’educazione musicale” introdotto dal Decreto Rilancio.

In buona sostanza, si tratta di un contributo concepito sulla falsa riga del Bonus Vacanze, ma in chiave appunto musicale, grazie al quale le famiglie entro una certa soglia Isee potranno beneficiare di una somma da spendere per la formazione musicale dei figli. Tutt’altro meccanismo invece per il secondo bonus, già disciplinato dalla Legge di Bilancio 2020, ma valido solo a partire dal gennaio 2021, che introdurrà nella lista delle detrazioni applicate al 19% una nuova voce relativa alle spese effettuate per le scuole di musica. Quindi, come si può notare, da un lato abbiamo un vero e proprio “contributo”, cioè una somma elargita agli aventi diritto che ne faranno richiesta, mentre dall’altro una detrazione in piena regola che fa il suo ingresso negli oneri scalabili dalla dichiarazione dei redditi.

Quanto al contributo introdotto col Decreto Bilancio, per il momento l’idea che possiamo farcene è ancora parziale perché manca da definire - e lo sarà con un decreto attuativo emanato dai dicasteri del Turismo, dell’Istruzione e dell’Economia - tutta la parte pratica riguardante le modalità di richiesta e successiva erogazione, posto che il primo passo fondamentale per ottenerlo sarà indubbiamente l’elaborazione di un Isee valido 2020. L’indicatore economico del nucleo è infatti individuato dal legislatore quale primo requisito per poter beneficiare del contributo: saranno infatti ammesse le famiglie con Isee non superiore a 30.000 euro.

La somma cui si avrà diritto, si legge nel decreto, arriverà “fino a 200 euro”, quindi potrebbe voler dire (esattamente come avviene per il Bonus Vacanze) che il contributo non sarà uniforme per tutti gli aventi diritto, ma differenziato a seconda di criteri “premiali” quali la composizione del nucleo o la fascia reddituale (ad esempio il Bonus Vacanze varia appunto in funzione dei componenti del nucleo, oppure il Bonus Bebè in funzione del valore Isee).

Ma a parte questo sono anche altri i requisiti in ballo. Il contributo sarà infatti erogabile per la frequenza delle lezioni di musica dei figli fino a 16 anni, per altro “già iscritti alla data del 23 febbraio 2020 a scuole di musica iscritte nei relativi registri regionali nonché per la frequenza di cori, bande e scuole di musica riconosciuti da una pubblica amministrazione”. Questo per dire che se il ragazzo, già di suo, non fosse iscritto a una scuola musicale - cioè se non avesse avviato una specifica formazione in tal senso - le normali lezioni private, fatte ad esempio col maestro di pianoforte o chitarra, non basterebbero da sole a rientrare nel raggio del contributo.

C’è poi il vincolo, altrettanto sostanziale, della tracciabilità delle spese, visto che, scrive il legislatore, il bonus viene “riconosciuto a condizione che la spesa sia sostenuta con versamento bancario o postale ovvero mediante altri sistemi di pagamento previsti dall'articolo 23 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241”, che sono appunto quelli in grado di garantire “la tracciabilità e l'identificazione del suo autore al fine di permettere efficaci controlli da parte dell'Amministrazione Finanziaria”. In parole povere: niente contributo per le lezioni pagate a nero.

Spostiamoci ora sul versante del secondo bonus cui accennavamo - la detrazione - che ad oggi rappresenta un discorso ancora molto futuribile, perché non diverrà operativa che nel 2021, con effetti reali, quindi, a cominciare dalle dichiarazioni 2022. Si tratterà in buona sostanza di una nuova voce annessa al menu degli oneri detraibili nella misura del 19% ai sensi del Tuir.

Riguarderà le spese sostenute da contribuenti con un reddito complessivo non superiore a 36.000 euro “per l’iscrizione annuale e l’abbonamento di ragazzi di età compresa tra 5 e 18 anni a conservatori di musica, a istituzione legalmente riconosciute dall’Afam (Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica), a scuole di musica iscritte ai registri regionali nonché a cori, bande e scuole di musica riconosciute da una pubblica amministrazione, per lo studio e la pratica della musica”. Ultimo aspetto da specificare è la soglia limite di spesa entro cui sarà applicabile lo sconto fiscale del 19%, ovvero 1.000 euro, tetto analogo ai compensi pagati agli intermediari immobiliari per l’acquisto dell’abitazione principale.

Luca Napolitano
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