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Spese veterinarie: il fisco non guarda alla prescrizione

 
04 FEBBRAIO 2019

Il fisco agevola la detraibilità delle spese veterinarie escludendo dalla documentazione l’onere della prescrizione medica. Gattari e canari hanno insomma una preoccupazione in meno, dovendo aver cura soltanto dello scontrino parlante. L’Agenzia delle Entrate lo ha detto infatti a chiare lettere nella Risoluzione 24/E del 27 febbraio 2017, in risposta a un paio di quesiti sulla detraibilità degli oneri sostenuti per le cure degli animali da compagnia o per la pratica sportiva, spiegando che lo scontrino parlante – se si parla appunto di spese per farmaci veterinari – è l’unico documento che realmente serve.

Questo perché ai fini fiscali la sostanza non cambia tra un scontrino emesso per un farmaco destinato a un animale piuttosto che a un umano, nel senso che agli occhi dell’amministrazione il documento attestante la spesa ha lo stesso identico valore: dovrà cioè “riportare, oltre al codice fiscale del soggetto destinatario, anche la natura e la quantità dei medicinali acquistati” (se hai bisogno di aiuto per la dichiarazione, puoi usufruire della nostra consulenza fiscale contattando la sede CAF ACLI più vicina, prenotando un appuntamento online, oppure registrandoti alla nostra piattaforma Il730.Online).

Non ha invece lo stesso valore la spesa sostenuta per gli animali che non siano di compagnia o per la pratica sportiva, perché la detrazione non spetta sulla cura di animali destinati all’allevamento, alla riproduzione o al consumo alimentare, né sulla cura di animali di qualunque specie allevati o detenuti nell’esercizio di attività commerciali o agricole.

Nello specifico, quindi, sono ammesse “le prestazioni professionali rese dal veterinario, l’acquisto di medicinali veterinari prescritti dal veterinario e le spese per analisi di laboratorio e interventi presso cliniche veterinarie. In particolare (…) si ritiene che, con riferimento alla detraibilità delle spese sostenute per medicinali veterinari non sia più necessario conservare la prescrizione del medico veterinario, ma sia sufficiente lo scontrino parlante”.

Per quanto concerne invece “la natura di farmaco, questa è attestata dal codice di autorizzazione in commercio del farmaco stesso”. La cosa che invece cambia, come detto in apertura, rispetto alle normali spese mediche, è la possibilità di portare in detrazione l’onere veterinario anche senza aver conservato la prescrizione medica: “Per le spese sostenute per l’acquisto di farmaci veterinari – scrive appunto l’Agenzia – non è più necessaria la prescrizione medica ma solamente lo scontrino parlante”.

Non conta nemmeno dove si è effettuato l’acquisto. “Non rileva – prosegue la Risoluzione – il luogo dove sono stati acquistati detti medicinali; infatti, i farmaci certificati da scontrino parlante sono detraibili anche se venduti da strutture diverse dalle farmacie, purché a ciò autorizzate dal ministero della salute (come per la vendita di farmaci generici nei supermercati)”.

In parole povere, sta dicendo l’amministrazione, il farmaco è farmaco, a prescindere da chi lo vende. Quanto poi al concetto di “farmaco” in sé, è bene ricordare che non è detto che tutto quello che si acquista (e che si crede possa rientrare nel raggio della detrazione) sarà poi detraibile. A questo proposito la Risoluzione delle Entrate chiama in causa i tanto discussi integratori alimentari, per i quali, sia nel caso degli umani che nel caso degli animali (per questi ultimi si parla in genere di “mangimi”), la detrazione non sarà mai applicabile, visto che la legge non considera gli integratori/mangimi – anche se assunti per finalità terapeutiche o di benessere fisico – dei medicinali veri e propri, essendo questi “prodotti appartenenti all’area alimentare”. Quindi, a meno di non modificare la normativa e di renderla più permissiva, gli integratori o mangimi non potranno mai essere ammessi in detrazione.

Al di là, poi, di queste indicazioni specifiche, è bene fare il punto sulla detraibilità in genere delle spese veterinarie. Con quelle mediche, infatti, anche le veterinarie condividono la franchigia “in entrata” dei 129,11 euro, ma a differenza delle prime hanno un tetto limite che blocca il beneficio al di sopra dei 387,34 euro. In sostanza si può detrarre il 19% della quota di spesa eventualmente superiore a 129 euro, restando però nei limiti dei 387 (soglia rimasta valida anche per le dichiarazioni 2019 su redditi 2018). Una spesa annua, cioè, fino a 129 euro non sarebbe detraibile proprio perché non superiore alla franchigia, come anche non sarebbe detraibile tutto ciò che eccede i 387 euro.

Oltretutto, altro aspetto di non poco conto, considerando che sono molte le famiglie con più di un animale domestico, la soglia di spesa massima pari a 387 euro è cumulativa anziché specifica per ogni singolo animale. In sostanza, a prescindere dalla quantità degli animali presenti, la detrazione resta sempre calcolabile entro i valori numerici che abbiamo detto. Di conseguenza, quello che al massimo potrà essere detratto sarà un importo di 49 euro, ovvero il 19% di 258,23 euro, quota di spesa eccedente la franchigia di 129 euro, ma non superiore al tetto dei 387.

Luca Napolitano

Ti ricordiamo che puoi usufruire della nostra consulenza fiscale contattando la sede CAF ACLI più vicina, prenotando un appuntamento online, oppure registrandoti alla nostra piattaforma Il730.Online.
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