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Saldo e Stralcio: prima o unica rata entro il 2 dicembre

 
22 NOVEMBRE 2019

Il 2 dicembre sarà un tax-day in piena regola, e oltretutto non sarà l’unico, considerando quello successivo del 16 dicembre entro il quale andranno chiusi i conti per il saldo 2019 di Imu e Tasi (prima che la Tasi passi a miglior vita per volere della manovra 2020). Ma concentriamoci sul 2 dicembre. Abbiamo già detto nei giorni scorsi delle scadenze ormai note del Modello REDDITI per una folta schiera di contribuenti fra persone fisiche e non, e della seconda - o unica - rata degli acconti d’imposta 2019. Il discorso però non si chiude qui. La data del 2 dicembre chiama infatti a raccolta anche quei contribuenti che hanno manifestato, entro lo scorso 31 luglio, la loro adesione al cosiddetto saldo e stralcio istituito dal Decreto Crescita.

Se ben ricordate era il secondo saldo e stralcio istituito successivamente a quello del Decreto Fiscale di un anno fa, che in pratica abbonava con un colpo di bianchetto tutti i debiti non riscossi entro i 1.000 euro. Col Decreto Crescita invece le cose cambiavano, perché in tal caso la disposizione non abbonava tout court il debito, ma offriva ai contribuenti in condizione di “grave e comprovata difficoltà economica” (da dimostrare tramite l’Isee), di alleggerire le somme dovute nei confronti dell’amministrazione. E sono appunto questi i contribuenti chiamati a versare, entro il 2 dicembre, la prima o unica rata del piano agevolato di saldo e stralcio.

Di quali debiti parliamo? Si tratta di cartelle emesse tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2017 derivanti dall’omesso versamento di:

  • imposte risultanti dalle dichiarazioni annuali e dai controlli automatizzati ex artt. 36-bis, DPR n. 600/73 e 54-bis, DPR n. 633/72, a titolo di tributi e relativi interessi e sanzioni;
  • contributi previdenziali dovuti alle Casse professionali / Gestioni dei lavoratori autonomi dell’INPS (ossia, Gestione IVS artigiani e commercianti e Gestione separata INPS), esclusi quelli richiesti a seguito di accertamento.


L’aspetto sostanziale della “grave e comprovata difficoltà economica” è stata ovviamente già dimostrata con l’Isee, che era l’elemento principe per poter aderire al beneficio. In pratica la legge prevedeva che il debitore appartenesse a un nucleo familiare il cui Isee non fosse superiore a 20.000 euro, oppure, a prescindere dal valore Isee, che fosse stata aperta nei suoi confronti, alla data di presentazione della domanda di adesione la procedura di liquidazione dei beni ex art. 14-ter, Legge n. 3/2012. Di qui la rimodulazione del debito da versare:

  • 16% a condizione che vi sia un coefficiente Isee non superiore a 8.500 euro;
  • 20% a condizione che vi sia un coefficiente Isee superiore a 8.500 euro e fino a 12.500 euro;
  • 35% a condizione che vi sia un coefficiente Isee superiore a 12.500 euro e fino a 20.000 euro.


Per i soggetti, invece, verso i quali è stata aperta la procedura di liquidazione dei beni, il versamento andrà comunque effettuato, a prescindere dall’Isee, nella misura del 10% di quanto dovuto a titolo di capitali ed interessi di ritardata.

Nell’istanza di adesione il contribuente doveva esprimere la scelta se pagare la somma in un’unica soluzione oppure in un massimo di 5 rate. L’Agenzia avrebbe poi trasmesso una prima mail contenente un link per la convalida e infine una seconda mail di presa in carico della domanda con il numero identificativo della pratica e il riepilogo dei dati inseriti. Quindi in conclusione il piano di versamento potrebbe prevedere la possibilità di estinguere il debito o in un'unica soluzione entro il 2 dicembre (la data del 30 novembre 2019 stabilita per legge cade infatti di sabato), oppure in 5 rate così suddivise:

  • 35% sempre con scadenza il 2 dicembre 2019;
  • 20% con scadenza il 31 marzo 2020;
  • 15% con scadenza il 31 luglio 2020;
  • 15% con scadenza il 31 marzo 2021;
  • il restante 15% con scadenza il 31 luglio 2021.
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