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Riecco il baratto: eco/sismabonus in cambio dello sconto

 
11 SETTEMBRE 2019

Facciamo a cambio: fammi lo sconto e ti cedo la detrazione. La novità è divenuta legge dal 30 giugno 2019, data di conversione del Dl Crescita 34/2019. Per l’esattezza la questione riguarda solo le detrazioni per interventi di efficienza energetica e di riduzione del rischio sismico, disciplinate dagli articoli 14 e 16 decreto-legge n. 63 del 2013. In altre parole chi, eseguendo tali interventi a partire dal 30 giugno scorso, volesse di fatto "barattare" con la ditta dei lavori la detrazione che gli spetterebbe per uno sconto di pari importo, adesso può farlo, previa comunicazione all’Agenzia.

Il do-ut-des, in pratica, permetterebbe al titolare o detentore dell’immobile di assicurarsi nel breve periodo un cospicuo sconto sul pagamento degli interventi (cioè tanto quanto andrebbe a detrarre nel 730) anziché attendere i “canonici” dieci anni (cinque per la messa in sicurezza antisismica) entro i quali si estinguono, suddivisi a rate di pari importo, i bonus fiscali in dichiarazione. Di contro la ditta “assorbirebbe” per sé la detrazione corrispondente, godendone sotto forma di credito d’imposta oppure cedendola a terzi. Va da sé che la cessione del bonus alla ditta in cambio dello sconto in fattura si prospetta come una soluzione ottimale soprattutto per gli incapienti, i quali, avendo redditi bassi e detrazioni più alte dell’imposta, perderebbero così tutto o buona parte del bonus, mentre per chi è regolarmente capiente, la scelta a quel punto si tramuterebbe in una mera valutazione di opportunità economica: sconto subito o beneficio fiscale a lungo termine?

Le Entrate, in proposito, hanno emanato un provvedimento ad hoc il 31 luglio 2019, dove spiegano punto su punto “modalità e termini per consentire ai soggetti beneficiari delle suddette detrazioni, d’intesa con il fornitore, di comunicare all’Agenzia delle entrate l’esercizio dell’opzione per usufruire dello sconto, in luogo della detrazione”. In buona sostanza il soggetto avente diritto alla detrazione, qualora volesse optare per lo scambio, dovrebbe trasmettere per via telematica (o consegnandola a mano presso un ufficio AdE) entro il 28 febbraio dell’anno successivo a quello in cui ha sostenuto le spese d’intervento, un’apposita comunicazione contenente i seguenti dati:

  • la denominazione e il codice fiscale del soggetto avente diritto alla detrazione;
  • la tipologia di intervento effettuato;
  • l’importo complessivo della spesa sostenuta;
  • l’anno di sostenimento della spesa;
  • l’importo complessivo del contributo richiesto (pari alla detrazione spettante);
  • i dati catastali dell’immobile oggetto dell’intervento;
  • la denominazione e il codice fiscale del fornitore che applica lo sconto;
  • la data in cui è stata esercitata l’opzione;
  • l’assenso del fornitore all’esercizio dell’opzione e la conferma del riconoscimento del contributo, sotto forma di sconto di pari importo sul corrispettivo dovuto per l’intervento effettuato.
 
Tale comunicazione bloccherà chiaramente il diritto del contribuente a godere della detrazione, avendola appunto barattata per lo sconto. In alternativa all’inoltro telematico o alla consegna a mano, l’Agenzia informa che “il modulo può essere inviato anche tramite posta elettronica certificata”. Scrive inoltre l’Agenzia che “eventuali ulteriori modalità di invio della comunicazione saranno rese note nell’apposita sezione del sito internet dell’Agenzia delle entrate e ne sarà data relativa comunicazione”. È quindi probabile che tra queste “eventuali ulteriori modalità di invio” possano rientrare anche gli intermediari fiscali, quali CAF e commercialisti.

Attenzione però a cosa dice il punto 2.2 del provvedimento AdE: “L’importo della detrazione spettante (trasferita dal contribuente alla ditta, ndr) è calcolato tenendo conto delle spese complessivamente sostenute nel periodo d’imposta, comprensive dell’importo non corrisposto al fornitore per effetto dello sconto praticato dal medesimo in applicazione delle disposizioni di cui al presente provvedimento”. Mettiamo in rilievo questo passaggio ipotizzando l’eventualità che in alcuni casi il pagamento alla ditta possa scavallare l’anno, cioè quando un pagamento avviene in più tranches, ma non tutte nello stesso periodo d’imposta: ad esempio una prima parte a dicembre 2019 e una seconda parte a gennaio 2020. In casi del genere, funzionando le detrazioni secondo il principio di cassa (ovvero si detrae una percentuale delle spese sostenute nel periodo gennaio-dicembre) è chiaro che serviranno due comunicazioni di cessione del bonus: la prima per comunicare la cessione della detrazione sulle spese sostenute in un dato anno (2019), e la seconda relativa alla o alle quote versate nell’anno successivo (2020).

Il fornitore, dal canto suo, una volta divenuto cessionario del bonus, potrà giocarselo a suo piacimento “sotto forma di credito d'imposta da utilizzare esclusivamente in compensazione, a decorrere dal giorno 10 del mese successivo a quello in cui è stata effettuata la comunicazione, in cinque quote annuali di pari importo”, oppure potrà cederlo a sua volta “ai propri fornitori anche indiretti di beni e servizi, con esclusione della possibilità di ulteriori cessioni da parte di questi ultimi. È in ogni caso esclusa – conclude l’AdE – la cessione agli istituti di credito e intermediari finanziari, nonché alle amministrazioni pubbliche”.

Luca Napolitano
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