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Regime forfettario: la causa ostativa è sull'anno di applicazione

 
21 OTTOBRE 2019

Ai fini della corretta applicazione del regime forfettario, e per l’esattezza riguardo alla decorrenza della cosiddetta “causa ostativa”, bisogna considerare l'anno di applicazione del regime stesso anziché l'anno precedente, dal momento che il requisito della prevalenza, intesa come prevalenza delle collaborazioni professionali rispetto allo stesso datore di lavoro, può essere verificato solo al termine del periodo d'imposta di applicazione del regime.

È quanto conclude l’Agenzia delle Entrate nella risposta n. 399 dell’8 ottobre 2019. In linea generale la legge sul regime forfettario stabilisce che quest’ultimo non si può applicare alle persone fisiche la cui attività sia esercitata prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in corso o erano intercorsi rapporti professionali nei due precedenti periodi d'imposta oppure nei confronti di soggetti direttamente o indirettamente riconducibili ai suddetti datori di lavoro. Nella sostanza la causa ostativa è proprio questa: cioè non è ammesso “mascherare” un normale rapporto subordinato di lavoro dipendente come un rapporto di lavoro autonomo al solo scopo di godere del beneficio fiscale introdotto col regime forfettario al 15%.

Nel caso specifico dell’interpello, la persona che ha posto la domanda ai tecnici dell’Agenzia è un perito industriale con partita Iva che nel 2018 ha avviato una collaborazione professionale con una società a responsabilità limitata fatturando un importo corrispondente al 22% dei compensi annui percepiti con la sua attività. Nel 2019, poi, la collaborazione si è andata a intensificare, tant’è che il perito in questione è arrivato ad emettere, nei confronti della medesima società, fatture che superano il 50% dei suoi compensi annui. Dal 1° luglio 2019, infine, il perito è stato assunto con un contratto di lavoro subordinato dalla stessa società.

Alla luce di ciò, quindi, il perito ha domandato all’AdE se potrà o meno, per il periodo d’imposta 2019, usufruire del regime forfettario, precisando che i compensi conseguiti nel 2018 sono di importo inferiore al limite di 65.000 euro (soglia massima prevista dal regime forfettario) e che la partita Iva verrà chiusa prima della fine dell’anno.

L’Agenzia delle Entrate, richiamando appunto la sussistenza della suddetta causa ostativa all’applicazione del regime forfettario, ha specificato che tale impedimento è stato introdotto appositamente per evitare che si verifichino “artificiose trasformazioni di attività di lavoro dipendente in attività di lavoro autonomo”. Per controllare quindi la causa ostativa, occorre prendere in considerazione l’anno di applicazione del regime e non l’anno precedente, dal momento che il requisito della prevalenza può essere oggetto di verifica soltanto al termine del periodo d’imposta di applicazione del regime forfettario.

“Pertanto, in linea generale – scrive l’AdE –, il contribuente può applicare per il 2019 il regime forfetario in quanto la presenza della causa ostativa va valutata alla fine di detto anno e, ove ne sia accertata l'esistenza, decadrà dal regime nel 2020”. In conclusione, con riferimento al caso specifico, “limitatamente ai redditi di lavoro autonomo percepiti nel 2019, il contribuente può applicare il regime forfetario nel 2019, con conseguente decadenza nel 2020, avendo integrato il requisito della prevalenza; la decadenza verrà in ogni caso assorbita dalla cessazione dell'attività di lavoro autonomo entro la fine dell'anno, con chiusura della relativa partita Iva”.
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