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RdC e Bonus Bebè: corsa al rinnovo Isee entro il 31 gennaio

 
09 GENNAIO 2020

“È possibile richiedere l’ISEE 2020 per confermare il diritto alle prestazioni a sostegno del reddito come il Bonus Bebè o il Reddito e la Pensione di Cittadinanza. La mensilità di gennaio delle prestazioni verrà erogata anche in caso di non presentazione del nuovo ISEE. Per ricevere quelle da febbraio in poi l’ISEE va richiesto entro il 31 gennaio 2020. In caso di ritardo le prestazioni verranno sospese per riprendere a ISEE certificato”. Sono le parole – pubblicate sul profilo ufficiale Facebook – con cui l’Inps sta facendo sapere in questi giorni (riferendosi per altro a un precedente messaggio, il numero 3418, pubblicato a settembre 2019) che per evitare che prestazioni soggette a ISEE già avviate nel corso del 2019, come appunto il Bonus Bebè o il Reddito di Cittadinanza, vengano sospese in assenza di un indicatore economico non aggiornato al 2020, bisognerà provvedere a trasmettere le nuove DSU entro il 31 gennaio (servizio, ovviamente, per il quale è possibile contattare le sedi CAF ACLI).

Nella sostanza il messaggio 3418 cui l’Inps si riferisce nel comunicato diffuso via Facebook, ricorda che “per le DSU presentate nell’anno 2019 cambia unicamente il periodo di validità della DSU”, e cioè “dalla data di presentazione fino al 31 dicembre 2019”; quindi teoricamente le prestazioni avviate nel 2019 e legate a un ISEE scaduto il 31 dicembre dell’anno stesso avrebbero dovuto essere sospese già da gennaio 2020. L’Inps però manterrà in essere le erogazioni di questi assegni per tutto il mese di gennaio, dando così tempo ai nuclei beneficiari di rinnovare le DSU entro la data del 31.

Solo dopo il 31 gennaio, quindi, laddove le DSU non dovessero ancora essere state rinnovate, l’Inps procederà con la sospensione delle suddette prestazioni, per poi ripristinarle (contando comunque gli arretrati) solo nel momento in cui l’ISEE sarà stato aggiornato. Nel caso di assegni dalla durata annuale - se non superiore - come il Bonus Bebè o il RdC, che seguono un’erogazione dilazionata mese per mese anziché essere versati in un solo blocco, la necessità del rinnovo dell’ISEE si spiega col passaggio d’anno, perché il diritto alla prestazione, certificato l’anno precedente sulla base di vecchi parametri, deve essere nuovamente verificato in base ai parametri subentrati appunto con l’anno nuovo.

Volendo fare un esempio pratico, se ipotizziamo un RdC (che dura 18 mesi) avviato a maggio 2019, il nucleo che ne sta godendo dovrà rinnovare entro il 31 gennaio 2020 la DSU fatta nel 2019 per assicurarsi le mensilità residue da febbraio 2020 (considerando che gennaio verrà comunque pagato) a ottobre 2020. Quindi: se ai sensi della precedente normativa le DSU elaborate nel 2019 prendevano a riferimento i redditi del nucleo risalenti a due anni prima e i patrimoni mobiliari/immobiliari risalenti al 31 dicembre dell’anno prima, adesso, per effetto delle nuove regole che iniziano ad essere operative dal gennaio 2020, le DSU ISEE dovranno fare riferimento non solo ai redditi ma anche ai patrimoni di due anni prima. In sostanza il legislatore non ha fatto altro che rendere omogena la tempistica di riferimento di redditi e patrimoni, indietreggiando di dodici mesi le lancette di questi ultimi.

Luca Napolitano
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