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Per acconti e dichiarazioni termine extra fino al 10 dicembre

 
30 NOVEMBRE 2020

Per il versamento degli acconti 2020 il traguardo viene in parte - cioè solo per alcuni - spostato al 10 dicembre. A disporlo è il Decreto Ristori Quater che, oltre a prorogare le rate di acconto dell’imposta 2020, ha anche prolungato, sempre fino al 10 dicembre, ma in questo caso per tutti, la trasmissione dei modelli dichiarativi REDDITI e IRAP 2020.

Insomma, così facendo il 10 dicembre diviene una vera e propria “polveriera” di scadenze, considerando – se ricordate – che anche le trasmissioni dei 770 e delle CU 2020, contenenti i redditi non dichiarabili nella precompilata, erano state prorogate alla stessa data. Quindi riepilogando, il 10 dicembre scadono:

  • le trasmissioni dei modelli REDDITI e IRAP 2020 per tutti i contribuenti;
  • i versamenti delle seconde (o uniche) rate di acconto 2020 ai fini Irpef, Ires e Irap, ma solo per alcuni contribuenti (più avanti specifichiamo);
  • la trasmissione dei Modelli 770/2020 relativi al 2019;
  • la trasmissione delle CU/2020 contenenti esclusivamente redditi 2019 esenti o non dichiarabili tramite la dichiarazione precompilata.


Se quindi per l’invio telematico delle dichiarazioni dei redditi 2020 (cui si può adempiere da soli oppure, volendo, con l’ausilio di un intermediario come CAF ACLI) la proroga al 10/12 riguarda tutti, nessuno escluso, dai dipendenti/pensionati fino ai redditi d’impresa o ai titolari di partita Iva che svolgono arti o professioni, la stessa cosa non vale invece per il versamento degli acconti 2020, la cui proroga è stata infatti circoscritta ai soli “esercenti attività d’impresa, arte o professione, che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o la sede operativa nel territorio dello Stato”.

Non solo, vi è poi un altro distinguo. Il decreto va infatti più a fondo spostando addirittura il termine degli stessi acconti 2020 al 30 aprile 2021 “per le imprese con un fatturato non superiore a 50 milioni di euro nel 2019 e che hanno registrato un calo del 33% del fatturato nei primi sei mesi del 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019. La proroga si applica inoltre alle attività oggetto delle misure restrittive del Dpcm del 3 novembre e a quelle operanti nelle zone rosse, nonché per i ristoranti in zona arancione, a prescindere dal volume di fatturato e dall’andamento dello stesso”.

In vista allora del 10 dicembre possiamo fare un veloce ripasso sulle regole dell’acconto, che va pagato tramite Modello F24. Il calcolo dell’importo dovuto può avvenire col metodo cosiddetto “storico” – quello più sicuro – oppure col “previsionale”, un po’ più incerto, visto che si basa sul reddito, e quindi sull’imposta, che – presumibilmente – verranno totalizzati in relazione all’anno in corso.

Nel caso del metodo storico il valore di riferimento è sostanzialmente quello dell’imposta versata a saldo per l’anno precedente, in tal caso il 2019. Se infatti l’imposta finale è risultata inferiore a 51,65 euro, è certo che l’acconto per il 2020 non deve essere pagato, altrimenti, in presenza di un’imposta superiore a tale soglia, andrà certamente pagato (nella misura del 100% della stessa imposta dovuta per il 2019).

Quindi, in caso di imposta 2019 superiore a 51,65 euro, ma pari o inferiore a 257,52 euro, l’acconto 2020 va versato in un’unica soluzione entro il 10 dicembre. Se invece l’imposta del 2019 è risultata superiore a 257,52 euro l’acconto per il 2020 è dovuto in due rate: la prima, nella misura del 40% doveva essere versata entro il 16 giugno scorso, mentre la seconda, nella misura del restante 60% va appunto corrisposta entro il 10/12.

Quanto invece al previsionale, vista la situazione di crisi economica generalizzata causata dalla pandemia, c’è da aspettarsi che molti saranno i contribuenti a “rifugiarsi” in questa scelta, che implica generalmente una doppia difficoltà: non solo quella di arrivare a prevedere il reddito annuo, ma anche l’imposta che ne deriverà, tenendo conto sia degli oneri deducibili che delle spese detraibili. Ma è pur vero, appunto, che quest’anno la variabile “impazzita” del Covid, spingerà molti a optare giocoforza per la soluzione previsionale, e quindi su un calcolo necessariamente al ribasso, a causa della contrazione degli affari e di conseguenza del reddito.

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