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Nel Redditest anche gli importi esenti

 
21 NOVEMBRE 2012

Col Redditest, presentato ieri dall’Agenzia delle Entrate, viene introdotto nelle case degli italiani uno strumento finalizzato all’auto-analisi del reddito familiare in relazione alle spese sostenute nell’anno d’imposta. In altre parole, il programma, disponibile gratuitamente sul sito dell’Agenzia, confronterà i dati di spesa richiesti al contribuente (molti per la verità) col reddito familiare che lo stesso contribuente dovrà indicare nella procedura di calcolo. Da tale confronto uscirà fuori un rapporto di coerenza o incoerenza fra gli importi spesi e il reddito complessivo riconducibile alla famiglia (non solo quello dichiarato, ma anche quello esente dall’Irpef o soggetto a tassazione separata o alla fonte). Naturalmente il software prevede diverse tipologie di composizione familiare, mentre per quelli che vivono da soli è stata inserita l’opzione di singolo contribuente.

La prima cosa da mettere in chiaro, e sulla quale le stesse Entrate hanno voluto allontanare ogni dubbio, è la dimensione strettamente privata e anonima del test, che per altro, come ha spiegato il direttore Attilio Befera, resta del tutto facoltativo: una volta scaricato il programma, infatti, tutto avverrà offline nel più assoluto riserbo, senza che nessuno dei dati inseriti dal contribuente (che non dovrà dare né il suo nome né quello dei familiari) finisca in rete. Tutto, insomma, resterà circoscritto alle quattro mura domestiche, con la possibilità, ovviamente, di andare a ripetere il test tutte le volte che si vorrà, per aggiornare i dati e ripetere i calcoli. “Il Redditest – ha detto ieri Befera in conferenza stampa – serve solo ad aiutare i contribuenti ad essere coerenti nel rapporto fra spese ed entrate. Non è obbligatorio e a preoccuparsi dovranno essere solo gli evasori”.

Ma attenzione: “la non coerenza fra spese ed entrate – avvisano dall’Agenzia – non è automaticamente rappresentativa di un’evasione”. Questo è un altro principio da tenere ben chiaro in mente, visto che nella fase di compilazione potrebbe capitare di omettere qualche reddito o di riportare erroneamente alcuni importi. C’è comunque da dire che il riquadro rosso con la scritta “Incoerente” scatterebbe soltanto nei casi in cui lo scostamento fra reddito e spesa superi la soglia di tolleranza del 20% valida anche per il Redditometro, cioè l’altro strumento antievasione - quello in mano alle Entrate che partirà dal 2013 - per verificare la congruenza fra i redditi dichiarati e le spese effettivamente sostenute.

Come accennato, il ventaglio di spese considerate ai fini del test è davvero ampio. Il contribuente dovrà infatti scartabellare fra un centinaio di indicatori suddivisi in 7 macrocategorie: spese per abitazione, mezzi di trasporto, assicurazioni e contributi previdenziali, istruzione, attività sportive e tempo libero, investimenti mobiliari e immobiliari e altre attività significative. Per ciascuna macrocategoria si dovranno ovviamente individuare le sottovoci che fanno al caso personale, e indicarne i relativi esborsi (ad esempio, per quanto riguarda i mezzi di trasporto - acquisto e/o mantenimento - un caso potrebbe essere il possesso di una vespa, un altro caso ancora il possesso di un’imbarcazione ancorata a Portofino). Poi, una volta inserite tutte le voci necessarie, il programma procederà automaticamente con il calcolo, dando una luce verde per la coerenza e una luce rossa per l’incoerenza. Ma dei dati inseriti, lo ribadiamo, non trapelerà nulla al di fuori del Pc utilizzato.

È quindi abbastanza evidente che il Redditest ricopra una funzione meramente psicologica di deterrenza nei confronti di quei contribuenti che scegliendo eventualmente di sottoporsi al test potrebbero essere indotti a dichiarare il giusto vedendo che con un reddito inferiore rispetto al reale, ma con spese decisamente più alte, si entrerebbe nella fascia scomoda dell’incoerenza. Per capire questo aspetto è necessario porre in relazione il Redditest e il Redditometro, che pur non essendo strumenti comunicanti, poggiano comunque su un principio analogo, vale a dire il grado di fedeltà fiscale confrontato col tenore di vita sostenuto privatamente. Sostanzialmente il messaggio da captare è esattamente questo: così come il cittadino è stato fornito di un strumento per l’auto-valutazione della propria conformità al Fisco, anche le Entrate, col Redditometro, possono risalire a una stima attendibile del reddito, elaborata sulla base di dati certi ottenuti tramite poteri di indagine e di controllo, quali ad esempio il monitoraggio dei conti correnti o le segnalazioni dello spesometro. Come a dire, in parole povere, “ricorda che ti teniamo d’occhio”.

Link importanti:
Scarica il programma Redditest dal sito delle Entrate
Le istruzioni delle Entrate su Youtube

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