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Modello 730: rimborsi dallo Stato per i dipendenti privati

 
04 SETTEMBRE 2020

Nella stagione 2020 del 730 il Covid non solo ha inciso sullo spostamento della scadenza dal 23 luglio al 30 settembre (cosa che tuttavia era già in programma a decorrere dal 2021), ma anche nella possibilità “una tantum” di allargare le maglie della dichiarazione senza sostituto ai dipendenti delle aziende private che a causa della contrazione degli affari potrebbero ritrovarsi incapienti, e perciò impossibilitate a versare gli eventuali rimborsi risultanti dai modelli a credito.

Quindi cosa accade? In pratica fino al 30 settembre, secondo quanto stabilito dall’articolo 159 del Decreto Rilancio, la corsia preferenziale del modello senza sostituto sarà percorribile anche da parte dei contribuenti impiegati in aziende fiscalmente incapienti, che di fatto un sostituto lo hanno, ma non in grado, appunto, di rimborsarli nei tempi abitudinari (per assistenza su appuntamento è possibile chiamare il nostro Contact Center 02.800.22.800 o direttamente i nostri uffici territoriali, altrimenti si può prenotare dall'area riservata o usufruire della nostra piattaforma www.il730.online).

 Provvedimento, questo, di cui CAF ACLI può dirsi diretto ispiratore fin dai primi giorni di maggio (il Dl Rilancio è entrato in vigore il 19/5), quando dalle colonne del Sole 24 Ore, osservando che molte aziende per forza di cose non sarebbero state in grado di rimborsare i crediti nelle buste paga, aveva appunto proposto la soluzione, per i dipendenti del settore privato, di presentare un 730 senza sostituto, spostando in tal caso l’onere del rimborso dalle aziende stesse all’Agenzia delle Entrate, cioè sullo Stato.

 E in effetti così è avvenuto. Dispone infatti l’articolo 159 del decreto che “con riferimento al periodo d'imposta 2019, al fine di superare le difficoltà che si possono verificare nell'effettuazione delle operazioni di conguaglio da assistenza fiscale anche per l'insufficienza dell'ammontare complessivo delle ritenute operate dal sostituto d'imposta, i soggetti titolari dei redditi di lavoro dipendente e assimilati (…) possono adempiere agli obblighi di dichiarazione dei redditi con le modalità indicate all'articolo 51-bis del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69”.

 Il legislatore fa appunto riferimento alla modalità dichiarativa del cosiddetto 730 “senza sostituto”, già valido dal 2014 per quei titolari di redditi da lavoro dipendenti o assimilati che avendo interrotto il rapporto di lavoro potrebbero trovarsi sguarniti di sostituto al momento del conguaglio, o anche per quei “dipendenti” (vedi il caso dei collaboratori domestici come baby sitter, colf, badanti) che rapportandosi a datori di lavoro non facenti le veci di veri e propri sostituti d’imposta, non possono versare l’imposta né ricevere il rimborso tramite lo stipendio pagato dalle famiglie.

 Prima, quindi, che arrivasse il 730 senza sostituto, per queste tipologie di contribuenti l’unica strada possibile era quella dell’Unico (ora Modello REDDITI), che però, a fronte di tempi di versamento immediati, implicava tempi di rimborso molto più lenti da parte dello Stato laddove dalla dichiarazione risultasse un credito anziché un debito.

 Viceversa, col 730 senza sostituto si è data l’opportunità di garantire tempi di rimborso ben più stretti - grossomodo entro lo stesso anno in cui la dichiarazione viene presentata - per chi, pur sprovvisto di un sostituto abilitato al conguaglio, risulti fiscalmente creditore. Opportunità che viene adesso allargata anche ai dipendenti delle aziende private, i quali, pur avendo di fatto un sostituto d’imposta abilitato all’operazione di conguaglio, potranno ugualmente inserire nel relativo quadro del 730 l’Agenzia delle Entrate quale sostituto.

Luca Napolitano
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