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Manovra: Tasi fuori dai giochi, resta l'Imu (più cara)

 
13 NOVEMBRE 2019

Si scrive “unificazione” ma di fatto si legge “aggravio”. Tale sembrerebbe la sostanza della fusione tra Imu e Tasi introdotta nel disegno di legge della manovra 2020. Fusione che, alla resa dei conti, si tradurrebbe nell’uscita di scena della Tasi in favore di un’Imu rincarata. Ovviamente la norma deve ancora passare al vaglio della discussione parlamentare, quindi potremo avere notizie certe solo quando la legge di Bilancio avrà ottenuto l’ok definitivo dalle aule di Camera e Senato. Per il momento possiamo solo illustrare la base teorica del piano normativo, cioè quello che potenzialmente potrebbe accadere dal prossimo 1° gennaio, e così via negli anni successivi.

Partiamo da una breve premessa: il succo di tutta la vicenda riguarda l’applicazione delle aliquote Imu, quindi l’interesse è focalizzato soprattutto sull’entità del prelievo cui saranno soggetti i titolari degli immobili passibili di imposta; tutto il resto invece, vale a dire l’insieme delle regole applicative che vanno dal meccanismo di calcolo della base imponibile alla differenziazione tra immobili esenti e non esenti, non dovrebbe subire modifiche. Questo per dire, ad esempio, che la rivalutazione delle rendite catastali pari al 5% resterà la stessa così come resteranno gli stessi i moltiplicatori abbinati alle rendite catastali rivalutate; gli immobili, inoltre, che erano esentati prima (vedi le abitazioni principali non di lusso) lo saranno anche adesso, e idem per gli immobili sui quali la legge prevede una decurtazione della base imponibile.

Andiamo quindi al cuore della questione. Fino ad oggi abbiamo avuto la coesistenza di due imposte, Imu e Tasi, la cui somma, se applicate entrambe, non può oltrepassare l’aliquota massima raggiungibile dall’Imu. Quindi, considerando che l’Imu ha un’aliquota ordinaria pari al 7,6 per mille e che i Comuni possono aumentarla o diminuirla sino a 3 punti, l’aliquota finale potrebbe oscillare da un minimo del 4,6 per mille ad un massimo del 10,6 per mille. Bisogna però fare i conti con la Tasi, la cui aliquota massima è pari all’1 per mille, ma i Comuni, se vogliono, possono anche abbassarla fino allo zero. In sintesi, visto che Imu e Tasi insieme non possono raggiungere un prelievo superiore al 10,6 per mille, se il Comune ha già disposto un’aliquota Imu del 10,6 per mille, è ovvio che la Tasi non potrà che essere azzerata.

Questo è quanto accaduto fino ad oggi. Dal 2020, invece, pur restando in vigore una sola imposta anziché con due (sparirà infatti la Tasi), il rischio concreto, paradossalmente, è quello di ritrovarsi con un’Imu rincarata fino all’11,4 per mille. Spieghiamo perché. Anzitutto il comma 17 dell’articolo 95 del DDL Bilancio 2020, che introduce appunto l’unificazione Imu-Tasi, stabilisce che “per gli immobili diversi dall'abitazione principale (…) l'aliquota di base è pari allo 8,6 per mille e i Comuni, con deliberazione del consiglio comunale, possono aumentarla sino allo 10,6 per mille o diminuirla fino all'azzeramento”.

Fin qui tutto normale: aliquota massima pari al 10,6 per mille. Il problema sorge dopo, al comma successivo, dove il legislatore scrive che “a decorrere dall'anno 2020 i Comuni possono aumentare ulteriormente l'aliquota massima dell'10,6 per mille sino all'11,4 per mille, in sostituzione della maggiorazione Tasi di cui al comma 677 dell'articolo l della legge 27 dicembre 2013, n. 147, nella stessa misura applicata per l'anno 2015 e confermata fino all'anno 2019. I comuni negli anni successivi possono solo ridurre la maggiorazione di cui al presente comma, restando esclusa ogni possibilità di variazione in aumento”.

Il legislatore in pratica sta facendo riferimento alla maggiorazione Tasi dello 0,8 per mille che era stata prevista per gli anni 2014 e 2015 e che i Comuni potevano mantenere anche per gli anni 2016 e 2017. Quindi, sostanzialmente, l’intento della manovra 2020 è quello di reintrodurre la possibilità di appesantire l’Imu al di là dell’aliquota massima pari al 10,6 per mille, fino appunto all’11,4. In parole povere la Tasi esce ufficialmente dalla porta, ma di fatto è come se rientrasse dalla finestra.

Luca Napolitano
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