03 DICEMBRE 2025
Nuova modulazione degli scaglioni IRPEF, proroga dei bonus casa e riforma dell’indicatore ISEE. Su questi tre architravi pulsa il “cuore” fiscale della manovra 2026, attualmente in discussione al Parlamento. In aggiunta c’è anche il ritocco delle regole sulla cedolare secca applicata alle locazioni brevi dopo le prime modifiche già introdotte nel 2024. In attesa che l’iter legislativo vada in porto, e di avere quindi un quadro esaustivo (torneremo più avanti sui singoli aspetti), vediamo come si delineano le varie voci.
Aliquote IRPEF 2026: come cambiano
Sul fronte IRPEF, dopo i cambiamenti intervenuti negli anni precedenti, prosegue la politica di “alleggerimento” dell’imposta sul reddito. Inizialmente c’era stato il primo passaggio che aveva portato il prelievo da cinque a quattro aliquote. Nel 2024 si è poi approdati all’attuale assetto “tripartito”. Adesso, sempre nel conteso delle tre aliquote, il legislatore mette mano al prelievo della fascia intermedia (redditi da 28.001 a 50.000 euro), che dal 1° gennaio scalerà dal 35 al 33 per cento. Invariati gli altri due scaglioni al 23 e 43 per cento. Un provvedimento invece “peggiorativo” sarà introdotto sulle detrazioni per i contribuenti titolari di redditi over 200.000 euro, per i quali è prevista una riduzione di 440 euro sul cumulo dell’importo detraibile, a esclusione però degli oneri sanitari.
Tutto uguale sui bonus casa: detrazioni invariate
Capitolo bonus. Da questo lato in buona sostanza c’è poco da dire, se non che le regole avute nel 2025 verranno replicate pari-pari nel 2026. La bozza del testo propende infatti per una proroga complessiva delle diverse detrazioni sui lavori eseguiti a scopo di ristrutturazione, anti-sismico o di risparmio energetico. La manovra dello scorso anno, oltre a uniformare il funzionamento dei bonus (decretando cioè la medesima aliquota “standard” al 36% su tutti i lavori, ad eccezione degli interventi effettuati sulle abitazioni principali, detraibili con aliquota maggiorata al 50%), aveva anche previsto che nel 2026 le aliquote si abbassassero ulteriormente: dal 50 al 36 per cento per i lavori sulle abitazioni principali e dal 36 al 30 per cento per tutti gli altri immobili. Secondo invece le disposizioni della nuova manovra, le stesse aliquote resteranno invariate fino al 31 dicembre 2026.
Riforma ISEE: quali novità ci saranno
C’è poi la riforma ISEE, che a dispetto delle novità (minime) introdotte sugli scaglioni IRPEF e delle conferme sui bonus casa, rappresenta invece uno dei piatti forti della manovra, in particolare per l’impatto economico che avrà sull’allargarsi delle platee beneficiarie di prestazioni come l’Assegno di inclusione, il Supporto a formazione e lavoro, l’Assegno unico universale, il Bonus per l’asilo nido e quello per i nuovi nati. Il fulcro della riforma si concentra sul massiccio innalzamento della franchigia entro la quale viene esclusa la casa di abitazione dal calcolo del patrimonio immobiliare: cioè dagli attuali 52.500 euro si passa a 91.500 euro; franchigia che verrà ulteriormente innalzata di 2.500 per ogni figlio successivo al primo, mentre finora il regolamento ha previsto lo stesso innalzamento di 2.500 euro ma per ogni figlio successivo al secondo. Verrà inoltre rivisto il sistema di calcolo delle scale di equivalenza per agevolare i nuclei con più figli: in primis quelli che ne hanno due, ma in particolare saranno ulteriormente agevolati quelli che ne hanno dai tre in su.
Cedolare secca sulle locazioni brevi
Un’ultima notazione la facciamo sulla cedolare secca applicata agli affitti brevi. Rispetto all’attuale regolamento, che già prevedeva – e continuerà a prevedere anche nel 2026 – l’aliquota light al 21% soltanto su un immobile affittato con locazione “turistica”, con l’obbligo poi di applicare il 26% a partire dal secondo immobile, il legislatore ha “arretrato” da 4 a 3 la soglia massima di immobili locati superata la quale scatterà l’obbligo di aprire la partita IVA. Se quindi in passato si potevano locare fino a 4 abitazioni senza obbligo di aprire la partita IVA, configurandosi dal quinto in poi l’attività d’impresa, adesso invece se ne potranno locare al massimo 3, così dal quarto scatterà l’obbligo di partita IVA.