23 GENNAIO 2026
Il telelavoro non costituisce un ostacolo al regime fiscale agevolativo degli impatriati. Lo assicura l’Agenzia delle Entrate nella risposta n. 2 del 12 gennaio 2026, nella quale viene esaminato il caso di un contribuente che nel dicembre 2020 si era trasferito per lavoro nel Regno Unito e poi a fine 2025 è rientrato in Italia presso una nuova società pattuendo col datore di lavoro la possibilità di effettuare appunto lo smart working. Ricorrendo però tutti i requisiti previsti dall’attuale normativa, potrà lo stesso beneficiare del nuovo regime sugli impatriati a partire proprio dal periodo d'imposta 2026 e per i successivi 4 anni.
L’Agenzia nella risposta ripercorre la disciplina del nuovo regime (freschissimo di modifica dopo la Legge di Bilancio 2026), il quale consente di tassare solo il 50% dei redditi di lavoro (fino a 600mila euro), se sono rispettate le seguenti condizioni:
- impegno a restare fiscalmente residenti in Italia per un certo periodo;
- non essere stati residenti in Italia nei tre anni precedenti il rientro;
- svolgere l’attività lavorativa prevalentemente in Italia;
- possedere una qualificazione o specializzazione elevata.
Di base, quindi, come si evince dal secondo punto, il periodo minimo di residenza all’estero precedentemente al rientro in Italia dev’essere stato di 3 anni. Tuttavia, il requisito di permanenza all’estero si allunga se il datore di lavoro che il dipendente “ritrova” al suo rientro è lo stesso che il dipendente aveva fuori confine. In questo caso allora gli anni diventano:
- 6, se il lavoratore non è stato in precedenza impiegato in Italia in favore dello stesso soggetto o gruppo;
- 7, se il lavoratore, prima del suo trasferimento all'estero, è stato impiegato in Italia presso lo stesso soggetto o gruppo.
Quanto poi al “nodo” dello smart, l’Agenzia nella risposta del 12 gennaio va a “ripescare” a sua volta un’altra precedente risposta del 2021 (la n. 132) in cui già allora sosteneva che al rientro in Italia un lavoratore dipendente in smart working potesse comunque accedere al vecchio regime degli impatriati.
In conclusione, l’interpellante che dopo aver lavorato nel Regno Unito rientra in Italia nel 2025 e presta la sua attività in smart per un datore di lavoro diverso da quello precedente, potrà accedere al nuovo regime agevolato a partire dal 2026 (e per i successivi quattro anni), purché sia in possesso di tutti i requisiti previsti dalla normativa.