Menu Chiudi

Isee 2020: nuovi parametri su redditi e patrimoni

 
10 GENNAIO 2020

Anno nuovo, Isee nuovo. Meglio non si potrebbe riassumere la ripartenza nel 2020 dell’indicatore economico familiare, che già nelle ultime settimane del 2019, in vista del cambio d’anno, stava suscitando molti interrogativi da parte di contribuenti in possesso di dichiarazioni prossime alla scadenza o comunque in procinto di chiedere ex novo il calcolo dell’indicatore 2020. La prima novità, in effetti, si fa fatica a definirla tale perché di fatto è diventata operativa già dal 2019, ovverosia la scadenza delle Dsu Isee anticipata dal 15 gennaio dell’anno successivo alla sottoscrizione al 31 dicembre dello stesso anno, ragion per cui tutti gli indicatori economici calcolati nel 2019 sono scaduti il 31 dicembre 2019.

È il discorso, ad esempio, dei nuclei familiari che nel 2019 hanno fatto domanda (poi accolta) per godere di prestazioni a sostegno del reddito come il Bonus Bebè o lo stesso Reddito di Cittadinanza, le cui erogazioni a cadenza mensile, per poter proseguire anche adesso nel 2020, avranno bisogno di un Isee aggiornato coi parametri del 2020. E proprio qui subentrano i dubbi dei più, cioè sulla nuova regola ai fini del calcolo Isee con cui avremo a che fare dal 2020 in poi. Il succo riguarda sostanzialmente le annualità di redditi e patrimoni da prendere a riferimento per la compilazione della Dsu.

Se fino al 2019 nella procedura di calcolo dovevano essere dichiarati i redditi di due anni prima (nel senso di redditi imponibili ai fini Irpef, dichiarati o meno nel 730) e i patrimoni (sia mobili che immobili) posseduti al 31 dicembre dell’anno prima, dal 2020, invece, scatta l’uniformità dell’anno di riferimento, ossia: nel calcolo Isee saranno considerati non solo i redditi imponibili, ma anche i patrimoni di due anni prima. In sostanza il legislatore non ha fatto altro che rendere omogena la tempistica di riferimento per redditi e patrimoni, indietreggiando di dodici mesi le lancette di questi ultimi, cosa che dal punto di vista pratico comporta un vantaggio di non poco conto, visto che i saldi e le giacenze medie dei conti saranno già disponibili presso le banche, trattandosi appunto di dati già "vecchi" di due anni.

Ciò non toglie però, come disposto dall’art. 7 del DL 101/2019 (Disposizioni urgenti in materia di Isee) che “resta ferma la possibilità di aggiornare i dati prendendo a riferimento i redditi e i patrimoni dell'anno precedente, qualora vi sia convenienza per il nucleo familiare, mediante modalità estensive dell'Isee corrente”. Cioè in sostanza: se la famiglia l'anno prima ha percepito redditi più bassi o magari ha posseduto un patrimonio più basso rispetto ai redditi/patrimoni di due anni prima, allora in quel caso si può ri-calcolare l'Isee sulla base dei dati relativi all'anno precedente, questo appunto perché con redditi e patrimoni più bassi scaturirà un Isee ovviamente più basso, con maggiori possibilità per la famiglia di accedere alla prestazione richiesta.

Di base, allora, si dovrà comunque fare l'Isee dichiarando i redditi e i patrimoni del secondo anno antecedente alla Dsu, poi, in caso, l’indicatore potrà essere aggiornato, ma con modalità che devono ancora essere specificate. In questo senso i CAF in primis, vista la loro attività di intermediari fra contribuenti e Inps nella compilazione e trasmissione delle Dsu, dovranno attendersi prima o poi comunicazioni specifiche (molto probabilmente un decreto congiunto) da parte dei ministeri competenti di Lavoro e Finanze.

Luca Napolitano
3,6
faq Serve aiuto? Consulta l’archivio delle FAQ o fai una domanda ai nostri esperti. Trova le risposte