Menu Chiudi

Isee 2016: dal 16 gennaio scendono in pista le nuove Dsu

 
15 GENNAIO 2016

Con la riforma dell’Isee, in vigore oramai da un anno, il 15 gennaio diventa una data da segnare in rosso sul calendario. Secondo le nuove regole, infatti, le dichiarazioni hanno validità “dal momento della presentazione al 15 gennaio dell’anno successivo”. Pertanto, spiegano le istruzioni, “decorso tale termine, non si potrà utilizzare la DSU scaduta per la richiesta di nuove prestazioni, ferma restando la validità della stessa per le prestazioni già richieste”. Traduciamo subito in termini pratici: se ad esempio a dicembre 2015 si è presentata, tramite Isee, la domanda per l’attivazione di un Bonus Gas, quello stesso Isee, a fini del Bonus Gas, avrà validità per un anno intero, quindi fino a dicembre 2016. Viceversa, qualora lo stesso soggetto, dopo aver fatto richiesta del Bonus Gas, volesse accedere dal 16 gennaio 2016 a qualche altra agevolazione per cui servisse presentare un Isee in corso di validità, dovrà comunque tornare al CAF per compilare una nuova Dsu. Questo, appunto, perché le Dsu datate 2015 hanno validità (salvo che per le prestazioni per cui sono state compilate) fino alla data del 15 gennaio 2016.

Col passaggio d’anno, ovviamente, la modulistica si è rinnovata. A dar conto delle novità, subentrate dal 1° gennaio 2016, è stato l’Inps col messaggio n. 7665 del 30 dicembre scorso, nel quale sono state illustrate “le principali modifiche ed integrazioni apportate alla modulistica e alle istruzioni ISEE”. Chiariamo anzitutto che presentando l’Isee nel 2016, il reddito preso a riferimento non sarà più quello del 2013 (dichiarazioni 2014) ma quello del 2014 (dichiarazioni 2015, le prime col 730 precompilato), mentre ogni altro patrimonio da includere nel calcolo, sia mobiliare che immobiliare, sarà quello posseduto alla data del 31 dicembre 2015.

Detto questo, vediamo nello specifico che novità ci sono sulla modulistica. Una certamente degna di nota, soprattutto in chiave di “componente aggiuntiva”, è quella che riguarda gli studenti con genitori separati. In pratica, nel Quadro C, la casella che l’anno scorso riportava la sola dicitura “I GENITORI DELLO STUDENTE UNIVERSITARIO SONO TUTTI PRESENTI NEL NUCLEO FAMILIARE DI CUI AL QUADRO A”, andrà adesso barrata anche nel caso in cui “NEL NUCLEO SIA PRESENTE UN SOLO GENITORE, MENTRE L’ALTRO RISULTA SEPARATO LEGALMENTE E NON CONVIVENTE”, non solo, ma “in tal caso non occorre presentare altra documentazione”. Ciò significa che il genitore separato non convivente non dovrà comunque essere incluso nel nucleo, né come componente aggiuntiva né come componente attratta. In questo modo l’Inps non fa altro che ufficializzare una linea di condotta già di fatto applicata nel 2015, quando in una delle Faq sul nuovo indicatore chiariva esplicitamente che “in presenza di un genitore separato non andrà compilato il Quadro D”, quello appunto della componente aggiuntiva o attratta. L’unica differenza è che l’anno scorso non c’era la modulistica a confermarlo. Al contrario, nel caso in cui il genitore non convivente

  • non sia tenuto a versare assegni periodici per il mantenimento del figlio stabiliti dall’autorità giudiziaria;
  • non sia escluso dalla potestà sui figli o soggetto a provvedimento di allontanamento dalla residenza familiare;
  • oppure non sia stata accertata dalle amministrazioni competenti (autorità giudiziaria, servizi sociali) la sua estraneità in termini di rapporti affettivi ed economici
dovrà essere incluso come componente aggiuntiva (se “CONIUGATO CON PERSONA DIVERSA DALL’ALTRO GENITORE e/o RISULTI AVERE FIGLI CON PERSONA DIVERSA DALL’ALTRO GENITORE) oppure come componente attratta.

Un’altra modifica importante è stata introdotta a proposito dell’autonomia dello studente rispetto al nucleo originario dei genitori (quindi parliamo di Isee Università). Ricordiamo a tal proposito che sono due le variabili attraverso cui verificare la sussistenza dell’autonomia: la residenza e l’adeguata capacità di reddito dello studente. Più esattamente lo studente è considerato autonomo quando:

  • è residente fuori dall’unità abitativa della famiglia di origine da almeno due anni rispetto alla data di presentazione della domanda di iscrizione per la prima volta a ciascun corso di studi, e in un alloggio non di proprietà di un suo membro (prima di barrare la casella si deve pertanto verificare se la residenza dello studente è da almeno due anni diversa da quella dei suoi genitori, o più in generale della sua famiglia di origine, e comunque che tale residenza diversa non sia in immobile di proprietà di uno dei membri del nucleo familiare originario);
  • presenta una adeguata capacità di reddito, la cui soglia minima è stimata attualmente in 6.500 euro.
La modifica, allora, introdotta nelle nuove istruzioni per il 2016, va a toccare proprio l’aspetto dell’adeguata capacità di reddito. L’Inps precisa appunto (confermando anche in questo caso, come per la notazione sul genitore separato che non fa componente aggiuntiva, quanto già scritto in una Faq dello scorso anno), che tale capacità reddituale, pur essendo “in linea di principio riferita al singolo studente universitario”, è pur sempre da valutare, se lo studente è coniugato, “tenendo conto anche dei redditi del coniuge”. Significa in pratica che qualora lo studente coniugato non disponesse di un reddito proprio pari almeno a 6.500 euro, dovrebbe allora essere il coniuge a disporne, altrimenti l’autonomia non sussisterebbe.

Altre due modifiche interessano infine il patrimonio mobiliare e la casella riferita a soggetti minorenni presente nel Quadro A, ove si riporta la composizione del nucleo familiare. Quanto al patrimonio mobiliare viene precisato che tra gli incrementi del patrimonio stesso rientrano anche i “trasferimenti” tra i componenti del nucleo; inoltre, tra i rapporti finanziari, vengono incluse anche le carte prepagate con IBAN. Per quanto riguarda invece la casella dei minorenni sul lato destro del Quadro A (nucleo familiare), la dicitura che la contraddistingue viene ampliata inserendo anche i “trattamenti” oltre al “reddito” e al “patrimonio”. In pratica l’anno scorso era previsto l’obbligo di barrare la casella laddove il minore non avesse redditi o patrimoni da dichiarare (la casella era infatti denominata “Assenza di redditi/patrimoni del minore”), mentre quest’anno andrà barrata laddove il minore non abbia nemmeno trattamenti da dichiarare, oltre a non avere redditi e/o patrimoni.
0
faq Serve aiuto? Consulta l’archivio delle FAQ o fai una domanda ai nostri esperti. Trova le risposte