Irpef 2026: sconto di due punti sulla seconda aliquota
02 FEBBRAIO 2026
L’Irpef mantiene salda la suddivisione in 3 aliquote, ma alleggerisce il peso dell’aliquota di mezzo. A seguito infatti della modifica introdotta dalla Legge di Bilancio 2026, viene sì confermata l’ormai strutturale “tripartizione” dell’imposta, ma cala appunto dal 35 al 33 per cento il prelievo applicato sul secondo dei tre scaglioni.
L’Irpef a tre marce è diventata permanente dallo scorso anno. Dopo il primo “rodaggio” del 2024 (anno, infatti, in cui subentrava il passaggio da 4 a 3 aliquote), nel 2025 è stata resa “ufficiale” (cioè strutturale fiscalmente parlando) la scansione a tre.
Ripercorrendo allora la cronologia degli ultimi anni, il 2021 è stato l’ultimo con le vecchie 5 aliquote così applicate:
| Redditi |
Aliquota |
| Fino a 15.000 euro |
23% |
| Oltre 15.000 fino a 28.000 euro |
27% |
| Oltre 28.000 fino a 55.000 euro |
38% |
| Oltre 55.000 fino a 75.000 euro |
41% |
| Oltre 75.000 euro |
43% |
Il biennio 2022-2023 ha invece rappresentato l’“interludio” dell’Irpef strutturata in 4 aliquote:
| Redditi |
Aliquota |
| Fino a 15.000 euro |
23% |
| Oltre 15.000 fino a 28.000 euro |
25% |
| Oltre 28.000 fino a 50.000 euro |
35% |
| Oltre 50.000 euro |
43% |
Dal 2024 è apparsa infine l’attuale (e ormai strutturale) suddivisione in 3 scaglioni:
| Redditi |
Aliquota |
| Fino a 28.000 euro |
23% |
| Oltre 28.000 euro fino a 50.000 euro |
35% |
| Oltre 50.000 euro |
43% |
La differenza, però, è che dal 1° gennaio 2026, la Legge di Bilancio ha abbassato dal 35 al 33 per cento il prelievo sul secondo scaglione, per un’imposta, quindi, che da quest’anno va ad assumere il seguente assetto:
| Redditi |
Aliquota |
| Fino a 28.000 euro |
23% |
| Oltre 28.000 euro fino a 50.000 euro |
33% |
| Oltre 50.000 euro |
43% |
Il legislatore ha comunque aggiunto una seconda norma tesa a “sterilizzare il beneficio fiscale” (derivante cioè dall’abbassamento dell’aliquota mediana) “per i percettori di un reddito complessivo superiore a 200.000 euro”. Secondo infatti il meccanismo “a catena” degli scaglioni Irpef – che in pratica non limita l’effetto di una certa aliquota al suo scaglione specifico, ma al contrario trascina quell’effetto anche negli scaglioni superiori –, il passaggio dal 35 al 33 per cento per i redditi fra 28.001 e 50.000 euro, comporterà automaticamente un maggiore risparmio anche per i percettori di redditi superiori a 50.000 euro che vanno a collocarsi nel terzo scaglione.
Per “controbilanciare”, quindi, questo maggiore risparmio fiscale destinato ai più abbienti, cosa che invece non tocca i redditi più bassi fino a 28.000 euro per i quali di fatto non cambia nulla, il legislatore ha stabilito che “per i titolari di un reddito complessivo superiore a 200.000 euro l’ammontare della detrazione dall’imposta lorda è diminuito di un importo pari a 440 euro in relazione ai seguenti importi:
- gli oneri la cui detraibilità è fissata nella misura del 19 per cento dal presente testo unico o da qualsiasi altra disposizione fiscale, fatta eccezione per le spese sanitarie;
- le erogazioni liberali in favore dei partiti politici;
- i premi di assicurazione per rischio eventi calamitosi”.
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