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IMU, saldo al 16 dicembre: è determinante la delibera

 
16 NOVEMBRE 2022

Manca un mese esatto alla scadenza del saldo IMU. Il 16 dicembre segnerà infatti il congedo dall’imposta 2022. L'IMU si paga col Modello F24, e in caso di bisogno i consulenti CAF ACLI sono pronti a darvi una mano sulla trafila necessaria per adempiere all’obbligo: dalla verifica sull’aliquota annua, alla compilazione del modello di pagamento con cui poi si dovrà andare in banca o alla posta, salvo la scelta di farsi addebitare l’importo per via telematica sul conto corrente.

Precisiamo però subito una cosa: di norma il versamento non è dovuto se l’imposta non è superiore ai 12 euro (a meno che il Comune in delibera non abbia disposto diversamente). I 12 euro sono peraltro da intendere come imposta totale sul periodo di possesso nell’intero arco dell’anno e non come rata singola di acconto o di saldo. Quindi, esempio, se come acconto ho pagato 10 euro e altrettanti ne devo pagare a saldo l’imposta è sicuramente dovuta. Come accennato, l’F24, una volta compilato, è da effettuarsi materialmente in banca o alla posta, a meno che il contribuente non abbia voluto farsi fare l’addebito online.

Il modello sarà intestato al titolare del versamento, ovviamente in base all’utilizzo dell’immobile, al periodo e alla singola quota di possesso, ma questi, appunto, sono tutti aspetti su cui gli operatori CAF ACLI possono tranquillamente assistervi. Se poi si è residenti all'estero, per i versamenti occorre contattare direttamente il Comune beneficiario per ottenere le relative istruzioni e il codice IBAN del conto sul quale accreditare l’importo dovuto. In tal caso, qualora il residente all’estero fosse titolare di un c/c in Italia presso una delle banche convenzionate con l’Agenzia delle Entrate, potrebbe anche, previa registrazione ai servizi telematici della stessa Agenzia, compilare il Modello F24 ed eseguire il pagamento tramite il software F24 online.

Sciolti questi aspetti pratici, è bene ricordare che ai fini del saldo bisogna verificare la delibera comunale in vigore contenente l’aliquota definitiva sul 2022: cioè il Comune, rispetto all’acconto già pagato a giugno, potrebbe nel frattempo aver deliberato un’aliquota diversa, e magari anche più alta visto lo sblocco sul caro-aliquote che ha rimesso in moto dal 2019 la possibilità per i sindaci di modulare al rialzo i prelievi. Se allora rispetto a sei mesi fa l’aliquota dovesse essere cambiata, il CAF provvederà a ricalcolare da capo il tributo, rapportandolo ovviamente a tutti e 12 i mesi, o comunque al periodo di possesso effettivo nell’arco dell’anno, sottraendo infine l’acconto versato a giugno. Se invece da giugno l’aliquota non fosse variata, il saldo equivarrà pari pari all’acconto.

Un altro aspetto determinante sul valore dell’imposta potrebbe essere l’eventuale cambio d’uso dell’abitazione durante l’anno. Cioè, ad esempio, se fino a giugno avevo una seconda casa affittata che invece adesso è vuota, è evidente che per il saldo non dovrò più fare riferimento all’aliquota sulle seconde case locate, bensì a quella che il Comune prevede su quelle a disposizione. È anche vero che molti Comuni sulle seconde case non vanno tanto per il sottile adottando la stessa aliquota per tutte, locate o meno, però è altrettanto vero che la differenziazione è diffusa, quindi in questi casi bisogna sempre accertarsi dell’esatta pretesa del Comune. Non solo, ma nel caso di abitazioni date in affitto si dovrà fare anche attenzione a un’altra possibile differenza di aliquota, cioè quella che a volte viene introdotta fra le case affittate a canone libero e quella per gli affitti concordati.

Luca Napolitano
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