IMU: doppia esenzione per i coniugi con due abitazioni
05 GIUGNO 2026
Per le coppie sposate o unite civilmente vale la doppia esenzione dall’IMU – il cui acconto scade il 16 giugno – a patto che abbiano dimore e residenze separate nelle rispettive abitazioni di possesso. Non a caso abbiamo specificato "dimore-e-residenze", dato che in termini di regolamento si tratta dell'"addizione" necessaria per poter evitare il versamento dell'imposta: residenza anagrafica più dimora fisica congiunte nello stesso appartamento, quello che in buona sostanza determina le caratteristiche dell'abitazione principale.
Il punto è che ai fini IMU sarebbe concessa un'unica esenzione per nucleo, quindi per una sola abitazione principale dove vivono (e risiedono) il possessore con la sua famiglia. L’agevolazione, perciò, alle coppie sposate è un po' come l'eccezione che conferma la regola: di base resta una sola esenzione per una sola abitazione, tranne che per i coniugi o gli uniti civilmente che posseggono due diversi appartamenti nei quali vivono e risiedono ciascuno per proprio conto.
A stabilirlo è stata nel 2022 la sentenza 209 della Corte Costituzionale, che in pratica "bocciava" proprio quel principio contenuto nella normativa IMU relativamente all’esistenza di una sola abitazione principale legata non solo al diretto possessore ma anche al suo nucleo familiare. Sulla base di questo principio, prima ancora della sentenza di illegittimità emessa dalla Corte, ci si era appunto posti il problema delle coppie sposate con doppia abitazione, cioè marito possessore-dimorante nella casa X, e la moglie proprietaria-dimorante nella casa Y.
Inizialmente, in deroga alla norma, si era pensato alla possibilità di applicare la doppia esenzione solo per le coppie residenti in Comuni diversi, mentre per quelle residenti in due abitazioni nello stesso Comune sarebbe rimasta l'esenzione soltanto su una delle due case (quindi uno dei due coniugi, pur utilizzando l'immobile quale sua abitazione principale, avrebbe comunque dovuto pagare l'imposta come seconda casa).
A mettere però un punto sulla questione è arrivata la sentenza 209/22, che nella sostanza ha comportato la disapplicazione del passaggio specifico della norma contestato dai giudici, uniformando così la doppia esenzione per tutte le coppie titolari e dimoranti in residenze diverse, a prescindere dal Comune dove si trovano le abitazioni. Se allora, con la legge originaria, il concetto di "abitazione principale" si accostava tanto al possessore quanto al suo nucleo familiare (se esistente), dopo la sentenza della Corte Costituzionale l’abitazione diventa l’immobile dove risiede e dimora solo il possessore, senza più riferimenti al nucleo.
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