Menu Chiudi

Impatriati: senza pagamento dell’obolo niente bis

 
27 LUGLIO 2022

Se non si paga l’“obolo” per il rinnovo di ulteriori cinque anni, il contribuente “impatriato” decade automaticamente dal regime fiscale di favore: non potrà quindi goderne per il successivo quinquennio. Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate nella risposta 383 del 18 luglio 2022. Il caso cui l’Agenzia ha fornito il proprio parere riguarda un cittadino che intendeva beneficiare della proroga del regime previsto per i lavoratori “impatriati”, salvo poi accorgersi, suo malgrado, che la somma versata per aderire al rinnovo dell’agevolazione (pari al 10% del reddito) era in realtà inferiore a quanto dovuto, e di conseguenza ciò ha comportato l’impossibilità per il contribuente di accedere al secondo quinquennio di tassazione agevolata.

Il quadro normativo del regime “impatriati”, giusto per rammentarlo, si rifà all’articolo 16 del Dl 147/2015 – cd Decreto Internazionalizzazione –, secondo cui:

  • se il lavoratore non è stato residente in Italia nei due periodi d’imposta precedenti il trasferimento,
  • se si impegna a risiedere in Italia per almeno due anni,
  • e se la nuova attività lavorativa è svolta prevalentemente sul territorio italiano… 

…allora nel periodo d’imposta in cui la residenza viene trasferita (ad esempio il 2021), e in più nei successivi quattro anni (2022-23-24-25), il reddito di lavoro dipendente o di lavoro autonomo prodotto in Italia dal contribuente “impatriato” concorre alla formazione del reddito complessivo solo nella misura del 30% del suo effettivo ammontare oppure al 10% se la residenza è stata trasferita in una delle seguenti regioni: Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna, Sicilia.

Il regime per altro, trascorsi cinque anni, include la possibilità, a determinate condizioni, di venire rinnovato per ulteriori cinque ai lavoratori che alla fine del primo quinquennio si trovino in possesso di questi requisiti:

  • hanno almeno un figlio minorenne o a carico
  • oppure sono diventati proprietari di almeno un’unità immobiliare residenziale in Italia dopo il trasferimento della residenza o per lo meno nell’arco degli ultimi 12 mesi.
 
Stando così le cose, il prolungamento di cinque anni del regime agevolativo comporterà che il reddito di lavoro dipendente/assimilato o autonomo prodotto in Italia si sommerà al reddito complessivo:

  • limitatamente al 50% (non più al 30% come nel primo quinquennio);
  • oppure solo al 10% nel caso dei lavoratori con almeno tre figli minorenni o comunque a carico.

Ora, nei casi sopra descritti il prolungamento “5+5” avverrebbe in maniera automatica, cioè basterebbe l’esistenza delle condizioni esposte per garantire di per sé il rinnovo del regime. La Legge di Bilancio 2021 però – e qui arriviamo al caso in esame – ha ampliato la platea dei papabili beneficiari del rinnovo, includendovi coloro che prima del 30 aprile 2020 abbiano trasferito la residenza in Italia e che inoltre, alla data 31 dicembre 2019, già beneficiavano del regime “impatriati”.


Nella fattispecie, l’allungamento temporale per ulteriori cinque periodi d’imposta del trattamento agevolato è vincolato a un “do ut des”, vale a dire il versamento tramite Modello F24 di un importo pari al 10 al 5 per cento dei redditi agevolati relativi all’annualità precedente a quella di esercizio dell’opzione di rinnovo (10% per i cittadini con almeno un figlio minore o a carico oppure per i cittadini che abbiano acquistato un immobile a uso abitativo in Italia; 5% invece se i figli sono almeno tre e il lavoratore abbia comunque acquistato la casa). Pagamento che andrà eseguito entro il 30 giugno dell’anno successivo a quello di conclusione del primo periodo di fruizione dell’agevolazione, oppure, se tale periodo è finito il 31 dicembre 2020, entro 180 giorni dalla data del 30 agosto 2021.

A parte questo “obolo”, conditio sine qua non per prolungare il regime, i dipendenti dovranno inoltre presentare (entro gli stessi termini) una richiesta scritta di rinnovo al datore di lavoro indicando gli estremi del versamento del 10 o del 5 per cento, mentre gli autonomi potranno comunicare l’estensione del regime di favore direttamente nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta in cui hanno effettuato l’opzione versando il 10 o il 5%. Resta quindi fermo che l’omesso o anche solo parziale versamento del 10 o 5 per cento, non essendo sanabile con l’istituto del ravvedimento operoso, comporta l’esclusione dalla possibilità di rinnovare il regime agevolativo.

Luca Napolitano
0
faq Serve aiuto? Consulta l’archivio delle FAQ o fai una domanda ai nostri esperti. Trova le risposte