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Il Decreto fiscale "sdogana" il POS e incentiva le card elettroniche

 
30 OTTOBRE 2019

Pugno duro su evasione e gioco minorile, stretta sulle compensazioni, tempi allungati sulla rottamazione delle cartelle, stretta al contante e conseguenti incentivi alla moneta elettronica. Sono solo alcuni degli aspetti (ma certamente quelli di maggior popolarità) affrontati nel Decreto Fiscale, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 26 ottobre e adesso affidato all’esame della VI Commissione Finanze alla Camera. Come ogni anno, l’iter del cosiddetto “collegato” fiscale della manovra procede di pari passo con quello della Legge di Bilancio vera e propria, introducendo, abrogando o rinnovando norme in materia tributaria che vanno a toccare ambiti delicati del Fisco quali evasione, procedure di controllo, frodi, semplificazioni, ecc.

Questa volta in particolare, nell’ambito di un testo comunque corposo (per un totale di 60 articoli), il legislatore si è concentrato, fra gli altri, su quei temi accennati, che erano già stati ampiamente anticipati dai media alla vigilia del Consiglio dei Ministri del 15 ottobre scorso che ha dato appunto l’ok al testo: ci riferiamo soprattutto alla “stretta” sull’utilizzo della moneta contante, agli incentivi sui versamenti in modalità tracciabile, così come alle sanzioni comminate a chi li rifiuta, e infine alla cosiddetta “lotteria degli scontrini”.

Nell’articolato non troviamo invece le misure - altrettanto pubblicizzate - a sostegno delle famiglie (vedi Bonus Bebè o Assegno unico), ma solo perché destinate a essere introdotte nel complessivo apparato della Legge di Bilancio. Il Decreto Fiscale non contiene nemmeno le norme di proroga dei gettonatissimi “bonus casa” su ristrutturazioni, risparmio energetico, arredi, riqualifica del verde, ecc., anch’essi destinati a far parte della manovra economica 2020. Sorprende di più, invece, l’assenza di una misura come la riunificazione in un solo tributo di Imu e Tasi, che alla vigilia sembrava dovesse far parte del decreto.

In sintesi, allora, possiamo riassumere gli ambiti di maggior interesse in questi sette punti:
  1. stretta al contante;
  2. lotteria degli scontrini;
  3. obbligo di POS e incentivi al pagamento elettronico;
  4. riapertura dei termini per aderire alla definizione agevolata dei debiti iscritti a ruolo (cosiddetta “rottamazione-ter”);
  5. inasprimento delle pene sull’evasione fiscale;
  6. stretta sulle compensazioni;
  7. giro di vite sul gioco.
Vediamoli nel dettaglio…

Stretta al contante
Il decreto va a modificare il regime di utilizzo del contante, stabilendo che il valore soglia, pari a 3.000 euro stabilito dalla normativa precedente, oltre il quale si applica il divieto al trasferimento del contante fra soggetti diversi, venga ridotto a 2.000 euro a decorrere dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021, per poi ridursi ulteriormente a 1.000 euro a decorrere dal 1° gennaio 2022.

Lotteria degli scontrini
Sulla lotteria degli scontrini va fatta una breve premessa. Non è infatti una novità introdotta da quest’ultimo Decreto Fiscale, ma era stata disposta dai commi da 540 a 544 della Legge 232/2016 (Legge di Bilancio 2017) che avevano appunto previsto l’istituzione – inizialmente dal 2018, poi dal 2020 per effetto del Decreto Legge 119/2018 – di una lotteria nazionale cui partecipano i contribuenti che effettuano acquisti di beni o servizi presso esercenti che trasmettono telematicamente i corrispettivi. In pratica per partecipare all'estrazione è necessario che i contribuenti, al momento dell'acquisto, comunichino il proprio codice fiscale all'esercente e che quest'ultimo trasmetta all'Agenzia delle Entrate i dati della singola cessione o prestazione.
Detto ciò, l’attuale Decreto Fiscale “perfeziona” la lotteria escludendo dall’imposizione ai fini Irpef (e da qualsiasi altro prelievo) i premi attribuiti nell’ambito della stessa lotteria. Inoltre viene prevista un’ulteriore estrazione di premi in denaro riservati tanto ai consumatori finali quanto agli operatori IVA qualora il pagamento della operazione commerciale avvenga esclusivamente con pagamento elettronico.
Al contempo viene prevista una sanzione amministrativa da 500 a 2.000 euro laddove l’esercente rifiuti il codice fiscale del contribuente oppure ometta la trasmissione all'Agenzia delle Entrate dei dati della singola cessione o prestazione.

Obbligo di POS e incentivi al pagamento elettronico
Viene messa una parola definitiva sull’obbligo (introdotto dal 1° luglio 2014) per gli esercenti di attività commerciali e professionali di utilizzare il “famoso” POS per dare la possibilità ai clienti di pagare con carte elettroniche anziché in contanti. Finora però si è trattato di un obbligo per così dire “monco”, perché privo di sanzioni corrispondenti. Adesso invece il decreto introduce la sanzione per chi rifiuta pagamenti con sistemi elettronici: a partire infatti dal 1° luglio 2020, la sanzione parte da una base fissa di 30 euro e viene poi aumentata del 4% del valore della transazione per la quale sia stata rifiutata l’accettazione del pagamento con carte elettroniche.
Di contro, sempre dal 1° luglio 2020, viene previsto per gli esercenti attività di impresa, arte o professioni un credito di imposta pari al 30% delle commissioni addebitate per le transazioni effettuate mediante carte di credito, di debito o prepagate. L’agevolazione spetta per le commissioni dovute in relazione a cessioni di beni e prestazioni di servizi rese nei confronti di consumatori finali, a condizione però che i ricavi e i compensi dell’esercente relativi all'anno d'imposta precedente siano di ammontare non superiore a 400.000 euro.

Riapertura della Rottamazione-ter
Il decreto offre una chance in più a quei contribuenti che, pur avendo aderito entro il 30 aprile 2019 alla cosiddetta “Rottamazione-ter” delle cartelle fiscali, non hanno comunque pagato la prima o unica rata che scadeva il 31 luglio scorso. Nel decreto infatti la nuova scadenza per questi contribuenti viene fissata al 30 novembre prossimo, che essendo un sabato andrà a finire a lunedì 2 dicembre.
Inizialmente la scadenza per l’adesione alla Rottamazione-ter era stata fissata al 30 aprile 2019, con il termine del pagamento della prima o unica rata al 31 luglio 2019. In un secondo momento però (Decreto Crescita) sono stati prorogati i termini per l’adesione al 31 luglio, con la conseguente nuova scadenza di versamento (per coloro che aderissero appunto entro luglio) al 30 novembre 2019.
Col Decreto Fiscale invece viene riaperto il termine di pagamento entro il 30 novembre (di fatto il 2 dicembre) anche per coloro che hanno sì aderito entro il 30 aprile, senza però pagare la prima o unica rata entro il 31 luglio. Più nel dettaglio, il decreto proroga al 30 novembre 2019 le seguenti scadenze:
  • il termine per il pagamento in un’unica soluzione, ovvero della prima rata, delle somme dovute per l’adesione alla cd. rottamazione-ter sui carichi affidati agli agenti della riscossione nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2000 ed il 31 dicembre 2017, originariamente fissato al 31 luglio 2019;
  • il termine per il pagamento in unica soluzione, ovvero della prima rata, delle somme residue dovute per la cd. rottamazione-bis previsto in origine per il 31 luglio 2019.


Inasprimento delle pene sull’evasione fiscale

L’articolo 39 del decreto è quello in cui si parla del carcere per gli evasori. La norma inasprisce le pene per i reati tributari e abbassa alcune soglie di punibilità; introduce inoltre, in caso di condanna, la confisca dei beni di cui il condannato abbia disponibilità per un valore sproporzionato al proprio reddito (c.d. confisca allargata). Ad esempio la reclusione per dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti viene innalzata a un minimo di 4 per arrivare a un massimo di 8 anni, mentre prima andava da un minimo di 1 anno e 6 mesi a un massimo di 6 anni.
Anche la reclusione per dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici viene inasprita passando da un minimo di 3 a un massimo di 8 anni, in luogo della pena precedente che andava sempre da un minimo di 1 anno e 6 mesi a un massimo di 6 anni.
Più severe, infine, anche le pene che saranno inflitte per dichiarazione infedele e omessa dichiarazione, aumentate rispettivamente da 2 a 5 anni (prima da 1 a 3 anni) e da 2 a 6 anni (prima da 1 anno e 6 mesi a 4 anni).

Stretta sulle compensazioni
Il tema delle compensazioni è affrontato nei primi articoli del decreto. Viene disposto anzitutto il divieto di compensazione nel caso di accollo di un debito altrui, e nel caso di violazione del divieto, il pagamento si considera non avvenuto e sono irrogate sanzioni differenziate sia per l’accollante (cioè colui che si accolla l’onere di pagare l’altrui debito) che per l’accollato (il debitore che accolla il debito a terzi).
Come infatti viene riportato nel dossier sul decreto pubblicato sui siti di Camera e Senato “l’assunzione volontaria dell’impegno di pagare le imposte dovute dall’iniziale debitore non significa assumere la posizione di contribuente o di soggetto passivo del rapporto tributario, ma la qualità di obbligato (o coobbligato) in forza di titolo negoziale, tanto che l’Amministrazione finanziaria non può esercitare nei confronti degli accollanti i propri poteri di accertamento e di esazione, che possono essere esercitati solo nei confronti di chi sia tenuto per legge a soddisfare il credito fiscale”.
Quindi “in base a tali presupposti l’Agenzia ha negato la possibilità di soddisfare il debito tributario mediante compensazione nel caso di accollo. L’istituto della compensazione, fatte salve limitate eccezioni previste specificamente da disposizioni normative ad hoc, a parere dell’Agenzia trova infatti applicazione solo per i debiti (e i contrapposti crediti) in essere tra i medesimi soggetti e non tra soggetti diversi”.

Giro di vite sul gioco
Tutte le “Disposizioni in materia di giochi” rappresentano un comparto a sé nel decreto. Ma la novità più interessante ci sembra l’istituzione di un Fondo di importo non superiore a 100.000 euro annui, da destinare alle operazioni di gioco a fini di controllo da parte di agenti sotto copertura, per prevenire il gioco da parte di minori, impedire l'esercizio abusivo del gioco con vincita in denaro e contrastare l'evasione fiscale e l'uso di pratiche illegali. Per l’esattezza l'articolo autorizza (quindi non si tratterebbe di un obbligo) in primo luogo l'Agenzia delle dogane e dei monopoli a costituire, con risorse proprie, un fondo di importo non superiore a 100.000 euro annui da destinare a operazioni di gioco a fini di controllo.
La finalità della misura consiste nel prevenire il gioco da parte dei minori, impedire l'esercizio abusivo del gioco con vincita in denaro, contrastare l'evasione fiscale e l'uso di pratiche illegali in elusione del monopolio pubblico del gioco. La costituzione del fondo e il suo utilizzo sarebbero quindi disciplinati con provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli. Il personale dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli verrebbe a quel punto autorizzato a effettuare operazioni di gioco a distanza o presso locali in cui si effettuano scommesse o giochi al solo fine di acquisire elementi di prova in ordine alle eventuali violazioni in materia di gioco pubblico.

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