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Familiari a carico: per la detrazione c'è sempre tempo

 
08 LUGLIO 2019

Mancano due settimane al gong finale per la consegna del 730, ma ancora c’è tempo per recuperare eventuali detrazioni. Come ad esempio gli sgravi per i familiari a carico, per cui si fa sempre in tempo a cambiare le carte in tavola. Tale detrazione è infatti molto diversa rispetto alle altre, per cui bisogna premunirsi con scontrini e documentazioni presso il CAF. In questo caso il beneficio non è dunque legato a particolari spese effettuate durante l’anno, ma alla condizione reddituale di certi familiari, che può essere anche comunicata tramite una semplice autocertificazione. Mettere insomma un familiare a proprio carico, come del resto toglierlo, è possibile in ogni momento. Di solito questo è un beneficio di cui il contribuente già gode in corso d’anno tramite la busta paga, avendo appunto comunicato la presenza del carico familiare al proprio datore di lavoro, che dunque ne terrà conto a ogni fine mese modulando le trattenute sullo stipendio.

Però è anche possibile che il lavoratore, pur avendo effettivamente diritto alla detrazione, non abbia comunicato nulla all’azienda, o che magari quanto ha comunicato necessiti di qualche aggiornamento. Ecco, allora, che entra in gioco il Modello 730, per appianare il tutto tramite la compilazione del prospetto dei familiari a carico. In questo modo ogni contribuente potrà inserire la situazione definitiva in riferimento all’anno prima. Un esempio classico può essere quello dei figli nati in corso d’anno, per cui la detrazione va chiaramente calcolata a partire dal mese di nascita. In tal caso, se ipotizziamo che i genitori, entrambi impiegati, abbiano dimenticato di comunicare il diritto alla detrazione ai rispettivi datori di lavoro, è chiaro che lo sgravio non sarà stato applicato sugli stipendi successivi alla nascita, ma sarà in ogni caso possibile per i genitori recuperare la detrazione facendo il 730.

Negli ultimi anni, due sono le novità di grosso calibro subentrate in questo ambito. La prima già pienamente operativa dalla scorsa campagna fiscale (dichiarazioni 2018 relative all’anno d’imposta 2017) per effetto della Legge Cirinnà sulle Unioni Civili, che in pratica, anche sul piano fiscale, ha equiparato i diritti/doveri dei coniugi tradizionalmente intesi con quelli delle persone unite civilmente. Cosicché il concetto di “coniuge a carico” va dunque ampliato, con le stesse identiche regole, anche a coloro che si sono coniugati tramite l’unione civile, senza contare che il medesimo principio di equiparazione è applicato anche sulla possibilità di presentare la dichiarazione in forma congiunta.

La seconda novità è invece scoccata dal 1° gennaio di quest’anno, e ciò significa che solo da quest’anno, o dalla prossima campagna fiscale (dichiarazioni 2020 relative all’anno d’imposta 2019), sta producendo o produrrà i suoi primi effetti sulle imposte dovute dai contribuenti. Stiamo parlando dell’innalzamento da 2.840 a 4.000 euro della soglia reddituale annua per poter considerare fiscalmente a carico i figli fino a 24 anni. Prima di questa modifica, introdotta dalla Legge di Bilancio del 2018, ma operativa dal 1° gennaio 2019, la soglia reddituale per poter essere considerati a carico era uniforme per chiunque a 2.840 euro (e in effetti ancora lo è, salvo il caso dei ragazzi fino a 24 anni). Dal 2019, comunque, il legislatore ha cominciato a smuovere una situazione che a detta di osservatori e tecnici aveva effettivamente bisogno di un rinnovo, visto che la soglia di 2.840 euro è rimasta la stessa, inamovibile, fin dai tempi del trasbordo Lira-Euro.

A parte questo, vediamo nel concreto come funziona la detrazione. Quello per i familiari a carico è uno sgravio fiscale che non ha un regolamento uniforme, varia quindi a seconda della tipologia di familiare.

Anzitutto i familiari sono distinti in:

  • coniuge/unito civilmente;
  • figli;
  • altri familiari, cioè:
  1.  il coniuge legalmente ed effettivamente separato;
  2. i discendenti dei figli;
  3. i genitori (compresi quelli adottivi);
  4. i generi e le nuore;
  5. il suocero e la suocera;
  6. i fratelli e le sorelle (anche unilaterali);
  7. i nonni e le nonne.

Cominciamo dal coniuge. In questo caso la detrazione varia a seconda del reddito dichiarato dall’altro coniuge (quello che godrà appunto del beneficio). Quel che è certo è che si può contare, per chi ha redditi fino a 80.000 euro, su un minimo sindacale di 690 euro. Dagli 80.001 in su la detrazione si azzera. Di converso, entro la fascia degli 80.000, il maggior sgravio applicato è quello di 800 euro per chi ha redditi fino a 15.000 euro. Passata la soglia dei 15.000, si entra in un campo mutevole dove la detrazione minima garantita di 690 euro può anche variare, per i redditi fino a 35.200 euro, con lievi maggiorazioni di 10, 20 o 30 euro. Vi è poi un’altra fascia che va da 35.201 a 40.000 euro, dove la detrazione torna fissa a 690 euro senza maggiorazioni. Poi dai 40.001 fino agli 80.000 la detrazione si applica tramite un calcolo che moltiplica 690 euro per 80.000. Al risultato va poi sottratto il reddito complessivo del dichiarante e infine si divide per 40.000. Il risultato darà la detrazione spettante.

Per i figli il discorso è già diverso, perché in questo caso la variabile non è il reddito dichiarato. Anzitutto la detrazione può essere suddivisa al 50% fra i genitori, oppure, di comune accordo, quello fra i due che ha il reddito più alto potrebbe anche assorbire interamente su di sé il beneficio. Detto questo, la detrazione varia di importo non al variare del reddito ma a seconda del figlio o del numero dei figli.

Quindi in pratica:

  • da 900 a 1.220 euro per figli di età inferiore a 3 anni;
  • da 800 a 950 euro per figli di età maggiore a 3 anni;
  • da 220 a 400 euro in più in caso di figli con disabilità disabilità;
  • 200 euro per ogni figlio a partire dal primo per i contribuenti con più di tre figli a carico (detrazione famiglie numerose).

Per gli “altri familiari”, infine, a differenza dei coniugi e dei figli, vale in primis la regola della convivenza: cioè devono convivere tassativamente col familiare che godrà della detrazione. A parte questo la detrazione teorica prevista per ogni altro familiare a carico è di 750 euro, ma si tratta appunto di una detrazione teorica in quanto spettante per la parte corrispondente al rapporto tra 80.000, cui va sottratto il reddito complessivo, e 80.000. Cioè nella sostanza il calcolo avviene così: si moltiplica 750 (detrazione teorica) per l’importo risultante dalla sottrazione tra 80.000 e il reddito complessivo. Poi alla fine il risultato di questa moltiplicazione va diviso ancora per 80.000, ottenendo così la detrazione finale.

Luca Napolitano
2,5