Doppio acconto IRPEF-Cedolare entro il 1° dicembre
28 NOVEMBRE 2025
Sugli acconti di IRPEF e Cedolare secca il tempo sta scadendo. Entro lunedì 1° dicembre, infatti (essendo il 30 novembre domenica), vanno pagate le seconde o uniche rate degli anticipi relativi all’anno 2025. Coloro che entro il 30 settembre o il 31 ottobre hanno presentato rispettivamente il 730 o il Modello REDDITI, sono potenzialmente tenuti all’adempimento degli acconti che seguono regole e tempistiche analoghe.
IRPEF e Cedolare secca: come si paga l’acconto
Ovviamente, a seconda di quale sia stato il modello utilizzato, cambierà anche la modalità di versamento: chi ha fatto il normale 730 indicando il proprio datore di lavoro si vedrà decurtare l’importo dovuto direttamente dalla busta paga, altrimenti, in caso di 730 senza sostituto, oppure in caso di Modello REDDITI – che non va al datore di lavoro – sarà tenuto a usare l’F24 indicando nell’apposita sezione “Erario” il codice tributo “4034” (seconda/unica rata Irpef) oppure il “1841” (seconda/unica rata cedolare secca).
Vediamo nel dettaglio quali regole vanno seguite. Sono due le strade per calcolare l’importo dovuto: il metodo storico – quello più sicuro e consigliato – oppure il metodo previsionale, molto più incerto e rischioso. Chi paga con F24 adotterà per proprio conto una soluzione o l’altra. Chi invece dispone di un sostituto d’imposta, qualora ritenesse che al 31 dicembre 2025 il suo reddito risulterà inferiore a quello conseguito nel 2024 (dichiarato appunto nel Modello 730), avrebbe già dovuto chiedere entro il 10 ottobre di farsi calcolare un acconto minore in busta paga rispetto a quanto riportato nel prospetto di liquidazione della dichiarazione.
IRPEF e Cedolare secca: acconto col metodo “storico”
Partiamo dal metodo storico. In questo caso va fatto riferimento all’imposta dovuta per l’anno precedente, al netto di oneri deducibili e detraibili. Tale valore è sì fondamentale per potersi regolare sulle tempistiche di versamento, ma più in generale per capire se l’acconto sull’anno in corso sia dovuto o meno. Se infatti l’imposta versata a saldo per il 2024 è risultata inferiore a 51,65 euro, è sicuro che l’acconto per il 2025 non deve essere pagato (l’imposta verrà pagata direttamente a saldo nel 2026); in presenza invece di un’imposta 2024 superiore a 51,65 euro, andrà certamente pagato nella misura del 100% della medesima imposta 2024.
IRPEF e Cedolare secca: quando si paga l’acconto
Resta a questo punto da capire se l’acconto è da pagarsi in una o due rate. Se l’imposta 2024 era inferiore a 257,52 euro, l’acconto per il 2025 è allora dovuto in un’unica soluzione entro il 1° dicembre. Se invece l’imposta 2024 era superiore a 257,52 euro, l’acconto 2025 doveva essere suddiviso in due rate: la prima, nella misura del 40%, da versare entro il 16 giugno, mentre la seconda, nella misura del restante 60%, dev’essere appunto corrisposta entro il 1° dicembre. Questo, in buona sostanza, è il metodo storico, più facile da calcolare perché sulla base di un riferimento certo, cioè l’imposta dell’anno prima.
IRPEF e Cedolare secca: acconto col metodo “previsionale”
Viceversa col metodo previsionale, il rischio di commettere degli errori, e dunque di esporsi a delle sanzioni, è sempre in agguato, dal momento che il calcolo viene elaborato non più in funzione dell’anno passato, cioè in chiave “storica” appunto, ma “in previsione” dell’imposta che – si presume – sarà dovuta per tutto il 2025 (e che verrà poi appurata nella prossima dichiarazione 2026). Ciò implica, di fatto, una doppia difficoltà: non solo quella di arrivare a prevedere il reddito annuo, ma anche l’imposta che ne deriverà, tenendo conto sia degli oneri deducibili che delle spese detraibili sostenuti nello stesso anno d’imposta 2025.
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