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Dl Fisco, acconto novembre: nessuna modifica su Modelli REDDITI

 
08 NOVEMBRE 2019

Le dichiarazioni dei redditi già presentate dai contribuenti per cui vale il ribasso dal 60 a 50 per cento della seconda rata di acconto Irpef di novembre disposta dall’ultimo Decreto Fiscale non si toccano. Per lo meno “in attesa di chiarimenti ufficiali da parte dell’Agenzia delle Entrate”. È questa la sostanza del comunicato diramato da Assosoftware (associazione nazionale che rappresenta le aziende dell'Information Technology specializzate nella realizzazione di software applicativo-gestionale per imprese, intermediari e PA) in riferimento alle recenti novità normative introdotte appunto dal collegato fiscale della manovra 2020.

L’articolo 58 del decreto ha infatti stabilito che “i versamenti di acconto dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e dell’imposta sul reddito delle società, nonché quelli relativi all’imposta regionale sulle attività produttive sono effettuati, ai sensi dell’articolo 17 del decreto del Presidente della Repubblica 7 dicembre 2001, n. 435, in due rate ciascuna nella misura del 50 per cento”. Tale novità, però, non vale per tutti, ma solo “per i soggetti che esercitano attività economiche per le quali sono stati approvati gli indici sintetici di affidabilità fiscale”, nonché per i “soggetti che partecipano a società, associazioni e imprese ai sensi degli articoli 5, 115 e 116 del testo unico delle imposte sui redditi”.

Quindi, nella sostanza, la disposizione non tocca i “normali” lavoratori dipendenti o pensionati, per i quali resta valida la solita regola dell’acconto versato nella misura del 100%, o in rata unica oppure in due rate a giugno e novembre rispettivamente della misura del 40 e 60 per cento. Per l’esattezza, come riporta il comunicato dell’associazione, il perimetro di validità della norma è circoscritto ai “soggetti a cui si applicano gli ISA, compresi i forfetari, relativamente alle sole imposte IRPEF, IRES e IRAP (compresa l’imposta sostitutiva per il Regime Forfetario e le altre imposte sostitutive per le quali si applicano i criteri IRPEF di versamento dell'acconto, es. Cedolare secca, IVAFE, IVIE).

Detto questo, però, fermo restando che si naviga sempre a vista in attesa di indicazioni ufficiali dai piani alti dell’amministrazione, gli effetti sui modelli dichiarativi già trasmessi (parliamo ovviamente dei soli modelli REDDITI, gli unici utilizzabili dai contribuenti toccati dal decreto) sono nulli, ovvero: “nessun ricalcolo – informa Assosoftware – della prima rata di acconto per i soggetti che hanno già versato o per quelli che aderendo alla proroga hanno rinviato i versamenti (tutti mantengono il calcolo della prima rata al 40%)” e “nessuna modifica nella compilazione del Modello REDDITI relativamente al Rigo RN62 (per  Redditi PF) che manterrà i valori degli acconti calcolati al 40% e al 60%”.
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