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Dichiarazione tardiva: la deadline è il 2 marzo

 
14 FEBBRAIO 2020

La lunga corsa della dichiarazione dei redditi 2019 (anno 2018) non può ancora dirsi del tutto chiusa. E questa è certamente una buona notizia per chi, pur essendo tenuto a farla, non ha ancora adempiuto all’obbligo (magari per inesperienza o dimenticanza). Margine di tempo per recuperare ce n’è ancora, perché la data spartiacque che sancirà una volta per tutte la chiusura dei tempi supplementari ai fini della consegna dei modelli dichiarativi 2019 è quella del 2 marzo 2020 (per avere assistenza è possibile rivolgersi ai nostri uffici territoriali, prenotare un appuntamento dalla propria utenza riservata, oppure usufruire della nostra piattaforma online).

Fino a quel giorno, quindi, qualunque dichiarazione relativa all’anno d’imposta 2018, che avrebbe dovuto essere consegnata tramite Modello 730 o Modello REDDITI entro le scadenze ordinarie del 23 luglio o del 30 novembre 2019 (quest’ultima slittata al 2 dicembre perché il 30 era sabato), sarà sì considerata tardiva, ma a tutti gli effetti valida da un punto di vista tributario, quindi portatrice (fatte salve le sanzioni e gli interessi) dei normali effetti fiscali che qualunque dichiarazione genera. Viceversa dopo il 2 marzo le dichiarazioni non presentate per cui vi era l’obbligo di consegna, saranno considerate automaticamente omesse.

Tra una dichiarazione tardiva e una omessa passa dunque una bella differenza. Per dichiarazione tardiva si intende appunto un modello presentato tardivamente rispetto all’ultima scadenza utile, fissata al 30 novembre, ma comunque non più tardi dei 90 giorni successivi alla scadenza stessa. Una dichiarazione omessa corrisponde invece a una dichiarazione non presentata affatto, o magari presentata ma con un ritardo superiore ai 90 giorni successivi alla scadenza ordinaria. L’aspetto, allora, di cui va tenuto da conto sono le sanzioni conseguenti all’omissione, che si differenziano a seconda di come il contribuente agisce.

In effetti, sotto questo punto di vista, consegnare un modello dopo il 2 marzo - che sarà comunque considerato omesso - comporterà in ogni caso un trattamento di favore in termini di sanzioni rispetto al non consegnarlo affatto. Secondo quanto previsto dal D.Lgs. n. 471/1997, poi modificato dal D.Lgs. n. 158/2015, a partire dal 1° gennaio 2016 la sanzione applicabile alle dichiarazioni omesse, consegnate però entro la scadenza delle dichiarazioni relative al periodo d’imposta successivo (ad esempio un Modello REDDITI 2019 presentato dopo il 2 marzo 2020, ma entro il 30 novembre 2020) sarà più bassa rispetto a quella prevista per una dichiarazione “accertata” dall’Agenzia e mai consegnata.

Quindi per capirci, in caso di dichiarazione omessa mai consegnata la sanzione andrà:
  • dal 120 al 240 per cento dell’imposta dovuta, partendo comunque da un minimo di 250 euro;
  • da un minimo di 250 a un massimo di 1.000 euro se invece non erano dovute imposte.

In caso invece di dichiarazione omessa presentata però entro la scadenza della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo la sanzione amministrativa varierà:

  • dal 60 al 120 per cento delle imposte dovute, partendo da un minimo di 200 euro;
  • da un minimo di 150 a un massimo di 500 euro se invece non erano dovute imposte.

Vediamo infine il trattamento dei modelli tardivi. Come accennavamo, una dichiarazione tardiva sortisce gli stessi identici effetti fiscali di un modello consegnato entro i termini ordinari. Per ovvie ragioni, però, non può prescindere dall’irrogazione, seppure in misura lieve, di sanzioni e interessi, mitigati in tal caso dal ricorso all’istituto del ravvedimento operoso, tramite il quale il contribuente dimostra di voler rimediare, spontaneamente, a una sua inadempienza. Anche in questo caso si distinguono due casistiche:

  • dichiarazione tardiva con imposta dovuta;
  • dichiarazione tardiva senza imposta dovuta.

Quando l’imposta non è dovuta, il conto è presto fatto perché la sola sanzione è quella fissa di 250 euro legata all’invio tardivo, che però, per effetto del ravvedimento operoso, viene ridotta a 1/10, quindi a 25 euro. Se invece dalla dichiarazione tardiva dovesse risultare un debito d’imposta, si dovranno allora versare, oltre al tributo, anche gli interessi con decorrenza dalla scadenza ordinaria più la sanzione per omesso versamento, calcolata a seconda del momento in cui avviene la tardiva regolarizzazione.

Luca Napolitano

Se hai bisogno di consegnare un Modello REDDITI tardivo, puoi rivolgerti ai nostri uffici territoriali, prenotare un appuntamento dalla propria utenza riservata, oppure usufruire della nostra piattaforma online.
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