Menu Chiudi

Cuneo fiscale e mattone: via libera alla Legge di Stabilità

 
23 DICEMBRE 2013

Qualche sold(in)o in più in busta paga e una “riforma” sulla tassazione immobiliare che lascia ancora più dubbi che certezze. E ancora: proroga dei bonus casa a tutto il 2014 (ivi compresa la detrazione sugli arredi), divieto di pagamento in contanti per le mensilità dell’affitto, aumento del prelievo sui depositi titoli e possibilità di appianare, senza interessi né sanzioni, i debiti fiscali iscritti a ruolo alla data del 31 ottobre 2013. Queste, in sintesi, le linee guida della Legge di Stabilità approvata venerdì scorso, 20 dicembre, dalla Camera dei Deputati, per la quale si attende ancora l’ok definitivo del Senato. Com’è noto, il comparto di norme fiscali rappresenta uno dei cuori, se non il vero cuore pulsante di tutta la manovra, soprattutto perché va a toccare due punti sensibili come il Fisco sulla casa e le detrazioni sul lavoro dipendente che riguardano la stragrande maggioranza dei contribuenti. A conti fatti, però, i risultati si rivelano non proporzionali all’attesa, visto che sia sul fronte del mattone che su quello delle agevolazioni fiscali, il testo uscito dall’esame parlamentare non cambia granché le predisposizioni già contenute nelle norme approvate dal governo due mesi fa.

Taglio del cuneo fiscale – I primi a storcere il naso sono dunque i lavoratori dipendenti, che nel migliore dei casi - secondo le cifre riportate dal Sole 24 Ore del 21 dicembre - potranno “contare” su un mini-gruzzolo aggiuntivo fra i 130 e i 220 euro all’anno, il che significa un incremento in busta paga fra i 10 e i 17 euro mensili, considerando 13 mensilità. Coloro, in pratica, che potranno godere di queste maggiorazioni di sconto sono i soggetti titolari di un reddito fra i 15 e i 55mila euro. Conti alla mano, per chi dichiara un reddito di poco superiore ai 15mila euro potrà contare su un incremento di detrazione annua di circa 220 euro, maggiorazione che si assottiglierà a 89 euro all’anno per i titolari di un reddito pari a 25mila euro e a 41 euro per i redditi fino a 40mila euro, toccando invece lo zero (com’è accaduto fino ad oggi) per i redditi pari a 55mila euro.

Tax expenditures – Ciononostante, il magro beneficio fiscale rischia comunque di essere “sterilizzato” se entro il 31 gennaio 2014 non si riuscirà a ultimare la revisione delle cosiddette “tax expenditures”, termine col quale si indicano le classiche detrazioni sugli oneri che applicano uno “sconto” d’imposta del 19%. In sostanza l’obiettivo del Governo - per la verità già nei piani di Berlusconi ai tempi della crisi dello spread - è quello di ridurre in maniera selettiva la pletora di detrazioni fiscali che incidono non poco sui bilanci statali in termini di minor gettito. Ora, se questa revisione non fosse effettuata entro la data limite del 31 gennaio prossimo, si provvederà a un taglio lineare di un punto percentuale su tutte le detrazioni previste nel 730 o nell’Unico (spese sanitarie in testa), che passeranno quindi dal 19 al 18 per cento già in relazione al 2013 (dichiarazioni 2014), per poi abbassarsi ulteriormente al 17% per il 2014 (dichiarazioni 2015).

Le tasse sulla casa – Vediamo adesso il capitolo sul mattone. Sostanzialmente le novità che erano state annunciate a fine novembre con la Iuc al posto del Trise sono rimaste immutate. Oltretutto con la Iuc le cose cambiano ben poco in confronto all’assetto del Trise, che in pratica accorpava i due tributi Tari e Tasi sulla gestione dei rifiuti e dei servizi indivisibili, mentre la Iuc non fa altro che assorbire, assieme alla Tari e alla Tasi, l’Imu sulle seconde case. In fin dei conti, da un’imposta “bidimensionale” siamo passati a un’imposta “tridimensionale”, anche se poi nel merito ciascuna di esse resta quella che già conoscevamo. Anzitutto abbiamo l’Imu, che sopravvive per le seconde case, gli uffici, i negozi e i capannoni industriali, con gli stessi criteri di calcolo e gli stessi criteri impositivi.

C’è poi la Tari, che sebbene sostituisca la Tares - almeno nel nome -, ne riprende in realtà lo stesso identico impianto, basato sul criterio proporzionale del “chi inquina paga”, secondo il quale l’importo va commisurato in funzione dei metri quadrati (superficie calpestabile) e delle “quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di superficie in relazione agli usi e alla tipologia delle attività svolte nonché al costo del servizio sui rifiuti”. In questo caso l'esborso sarà dovuto "da chiunque possegga o detenga a qualsiasi titolo locali o aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani. In caso di pluralità di possessori o di detentori, essi sono tenuti in solido all’adempimento dell’unica obbligazione tributaria". Di conseguenza, per gli appartamenti rimasti a disposizione, l'unico soggetto passivo sarà il possessore.

Ma i nodi cruciali, tutt’ora insoluti, riguardano sempre la Tasi, vale a dire la vera sostituta dell’Imu in riferimento alle abitazioni principali, che coprirà i servizi cosiddetti “indivisibili” come l’illuminazione, la sicurezza o la manutenzione stradale. In questo caso la “pietra dello scandalo” viene dalla mancata approvazione di detrazioni strutturali obbligate, la cui assenza penalizza in particolare gli immobili di basso valore, che invece non pagavano - o se la pagavano lo facevano in forma molto ridotta - l’Imu sulla prima casa, che includeva appunto una detrazione base 200 euro più lo sconto extra di 50 euro per i figli conviventi fino a 26 anni. Ora, secondo l’assetto imposto dalla legge, la Tasi prevede per il solo 2014 un’aliquota base dell’1 per mille innalzabile dai Comuni fino al 2,5 per mille. Gli stessi Comuni, del resto, potranno deliberare esenzioni o agevolazioni in base ai singoli casi, ma di fatto, ad oggi, nessuno sgravio è previsto dalla norma statale.

Proprio per questo, infatti, sotto la pressione dei Comuni, il Governo starebbe valutando l’ipotesi di ritoccare il testo della Stabilità alla prima occasione utile, che potrebbe essere o il decreto Milleproroghe o anche la conversione del Dl 133/2013 che ha abolito il saldo Imu sulle prime case, salvo prevedere, non più entro il 16 gennaio ma entro il 24, il versamento della cosiddetta “mini-Imu” in quei Comuni che per il 2013 hanno innalzato l’imposta al di sopra della soglia standard del 4 per mille (leggi la news del 3 dicembre). L’idea, in pratica, è quella di spostare la maggiore aliquota Tasi dal 2,5 al 3,5 per mille, compensando però il rialzo con una detrazione base di 150 euro. Ad ogni modo, i soggetti passivi saranno sia i proprietari che gli inquilini, questi ultimi in forma minore compresa tra il 10 e il 30 per cento dell’importo totale. Punto di congiunzione con l’Imu sarà il calcolo della base imponibile, ovvero la rendita catastale rivalutata del 5% e moltiplicata per 160. Va poi ricordato che la Tasi sarà dovuta sia sulle abitazioni principali che su tutti gli altri immobili, e che, relativamente alle seconde case, il prelievo complessivo di Imu e Tasi non potrà superare l’aliquota massima potenzialmente applicabile con l’Imu, cioè il 10,6 per mille. Facendo quindi un esempio, se per una seconda casa ipotizziamo una Tasi al 2,5 per mille, ecco che l’Imu potrà essere al massimo dell’8,1 per mille (totale 10,6).

Bonus casa – Sul fronte della casa arrivano però anche buone notizie, con la conferma della proroga dei bonus fiscali su ristrutturazioni edilizie e interventi mirati al risparmio energetico. La Stabilità prolunga infatti a tutto il 2014 l’attuale 50% sui lavori di ristrutturazione, che si abbasserà al 40% nel 2015. Dal 2016, invece, si dovrebbe tornare all’ordinario 36%. Quanto all’eco-sconto del 65% (ex 55%) va fatta una distinzione fra gli interventi effettuati sui singoli appartamenti e quelli che invece coinvolgono le parti comuni degli edifici condominiali. Per i primi, infatti, la detrazione verrà protratta sino al 31 dicembre 2014, abbassandosi poi al 50% per tutto il 2015. Per gli interventi condominiali, invece, il beneficio resterà in vigore nella misura del 65% fino al 30 giugno 2015, calando invece al 50% dal 1° luglio 2015 al 30 giugno 2016.

Viene infine prorogato al 2014 anche il bonus su mobili ed elettrodomestici legato obbligatoriamente all’applicazione del 50% sugli interventi edili, anche se con regole più restrittive rispetto ad ora. Per quanto riguarda infatti il 2013 (dichiarazione 2014), il beneficio fiscale del 50% sull’acquisto dell’arredo sarà applicato pienamente a prescindere dalla spesa sostenuta per la ristrutturazione o manutenzione straordinaria dell’immobile. Viceversa dal prossimo anno (dichiarazione 2015), per applicare il bonus mobili nella sua formula piena, bisognerà che la spesa sostenuta per l’arredo non sia superiore a quella per la ristrutturazione o manutenzione, altrimenti il 50% di sconto fiscale sull’acquisto di mobili e/o elettrodomestici sarà calcolato sullo stesso importo che eguaglia la spesa di ristrutturazione. Se dunque, per fare un esempio, si dovessero spendere 3mila euro di mobili, ma solo 2mila euro per una ristrutturazione, ecco che il 50% del bonus mobili sarebbe calcolato sull’importo di 2mila euro anziché di 3mila.

0
faq Serve aiuto? Consulta l’archivio delle FAQ o fai una domanda ai nostri esperti. Trova le risposte