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Corsa al 2 dicembre anche per correggere il 730

 
27 NOVEMBRE 2019

Non va dimenticato che il 2 dicembre è il termine per trasmettere non solo le dichiarazioni di tutti i contribuenti (persone fisiche e non) che non hanno fatto il 730, ma anche le dichiarazioni correttive nei termini che si riferiscono ai 730 errati da cui sono scaturiti benefici cui non si aveva diritto. Quando si parla di correttiva nei termini, si parla in pratica di un Modello REDDITI come gli altri, solo con la differenza di dover barrare la casella “correttiva nei termini” presente sul frontespizio (per assistenza CAF ACLI è sempre disponibile, in sede oppure online). La compilazione della casella attesterà quindi che non si tratta di una dichiarazione elaborata ex novo, ma appunto di un modello riferito a un 730 errato trasmesso in precedenza entro la dead-line del 23 luglio 2019.

In quel 730, dunque, il contribuente potrebbe aver commesso due tipologie di errori: aver dichiarato redditi più bassi di quelli realmente percepiti, oppure essersi fatto attribuire detrazioni o deduzioni non spettanti. In un modo o nell’altro, in una situazione simile, il contribuente avrà per forza goduto di un credito più alto del reale o comunque, pur andando a debito, avrà pagato un’imposta più bassa di quella che gli toccava. L’occasione allora per rimediare agli eventuali errori, è la trasmissione di un REDDITI correttivo nei termini entro il 2 dicembre. Chiaramente il maggior debito che risulterà dalla correzione sarà appesantito dagli interessi legali e dalla sanzione in misura ridotta.

A dire il vero la correzione può anche avvenire dopo il 2 dicembre, ma in tal caso non si parlerebbe più di correttiva nei termini bensì di un’integrativa. Anche se la distinzione può sembrare solo lessicale, in realtà è anche sostanziale perché il 2 dicembre è appunto la data limite oltre la quale si sta al di fuori dei tempi ordinari (apposta fino al 2 dicembre si parla correttiva “nei termini”). Dal punto di vista fiscale dunque le cose cambiano eccome, perché una volta scaduto il termine ordinario, si passa tecnicamente in una zona di ritardo nella quale c’è comunque la possibilità di ravvedersi; detto altrimenti ci si trova nell’area del ravvedimento operoso in cui scattano sì le sanzioni, ma modulate in base alla tempistica con cui il contribuente provvede alla correzione.

La riduzione è pari ad esempio a 1/10 o 1/9 del minimo, se si paga il tributo rispettivamente entro 30 o 90 giorni dal termine ordinario. Vi è anche la formula cosiddetta “sprint” che garantisce, se il versamento avviene entro 15 giorni dalla scadenza, una sanzione ancora più bassa, ridotta a 1/15 per ogni giorno di ritardo. Andando invece oltre i 90 giorni di ritardo, scatterebbe una sanzione pari a 1/8 del minimo se il versamento fosse effettuato entro il termine di presentazione della dichiarazione dell’anno successivo, mentre salirebbe a un 1/7 dopo il primo ed entro il secondo anno successivo; oltre il secondo anno, infine, si stabilizzerebbe a 1/6 del minimo.
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