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Coronavirus: detraibili e deducibili le donazioni per l'emergenza

 
03 APRILE 2020

Tra le misure fiscali che il legislatore, col Decreto Cura Italia, ha messo in campo per contrastare l’emergenza Coronavirus, vi sono anche gli incentivi alle donazioni effettuate nel 2020 per sostenere economicamente la lotta contro l’epidemia, garantendo poi su quelle donazioni la detraibilità o la deducibilità (ovviamente nelle dichiarazioni 2021) a seconda dei soggetti donanti. Ci riferiamo insomma all'articolo 66 del Cura Italia, che distingue in sostanza due tipologie di donatori e altrettante forme di agevolazione ai fini fiscali.

Il primo comma stabilisce infatti la detrazione dall'imposta a favore di persone fisiche ed enti non commerciali (escludendo così le persone giuridiche diverse da gli enti non commerciali, quindi sia le imprese, che gli enti commerciali o gli studi professionali ad esempio), mentre il secondo introduce la deducibilità dal reddito a favore delle imprese.

Quindi nello specifico, persone fisiche ed enti non commerciali potranno detrarre ai fini Irpef il 30% delle loro donazioni, in denaro o natura, “finalizzate a finanziare gli interventi in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19” e destinate a favore:
  • dello Stato
  • delle regioni
  • degli enti locali territoriali
  • di enti o istituzioni pubbliche
  • di fondazioni e associazioni legalmente riconosciute senza scopo di lucro.

Dettaglio però da mettere in chiaro è il limite economico posto al beneficio, ossia le donazioni effettuate nel 2020 saranno sì detraibili nella misura indicata del 30%, ma fino a un tetto di 30.000 euro, quindi in pratica si potrà detrarre al massimo il 30% di 30.000 euro, anche nel caso in cui fosse donata una somma maggiore.

Di seguito abbiamo il comma secondo, quello che invece regola la deducibilità delle donazioni, ma stavolta a favore delle imprese. Quindi non siamo più in territorio Irpef (Modello 730 / REDDITI) bensì in campo Irap. Dispone il comma che: “Per le erogazioni liberali in denaro e in natura a sostegno delle misure di contrasto all'emergenza epidemiologica da COVID-19, effettuate nell'anno 2020 dai soggetti titolari di reddito d'impresa, si applica l'articolo 27 della legge 13 maggio 1999, n. 133. Ai fini dell'imposta regionale sulle attività produttive, le erogazioni liberali di cui al periodo precedente sono deducibili nell'esercizio in cui sono effettuate.”

Il legislatore in sostanza rimanda alla legge 133/99 ampliando l’applicazione dell’articolo 27 recante “Disposizioni in favore delle popolazioni colpite da calamità pubbliche” che prevede:
  • deducibilità dal reddito d’impresa delle erogazioni liberali in denaro effettuate in favore delle popolazioni colpite da eventi di calamità pubblica o da altri eventi straordinari anche se avvenuti in altri Stati, per il tramite di fondazioni, di associazioni, di comitati e di enti;
  • in caso di beni ceduti gratuitamente, gli stessi non si considerano destinati a finalità estranee all’esercizio dell’impresa;
  • non assoggettamento a imposta sulle donazioni dei trasferimenti effettuati;
  • identificazione delle fondazioni, delle associazioni, dei comitati e degli enti destinatari delle erogazioni liberali sulla base dei contenuti del Dpcm del 20 giugno 2000.

Un’ultima osservazione la facciamo soffermandoci sul significato delle donazioni cosiddette “in natura”. In questo caso il legislatore del Cura Italia stabilisce che “ai fini della valorizzazione delle erogazioni in natura si applicano le disposizioni di cui agli articoli 3 e 4 del decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali del 28 novembre 2019”. 

Tale decreto disponeva infatti che nel caso di erogazioni liberali in natura, l’ammontare della detrazione o della deduzione corrisponde al “valore normale del bene oggetto di donazione” così come determinato ai sensi dell'articolo 9 del TUIR, ossia “il prezzo o corrispettivo mediamente praticato per i beni e i servizi della stessa specie o similari, in condizioni di libera concorrenza e al medesimo stadio di commercializzazione, nel tempo e nel luogo in cui i beni o servizi sono stati acquisiti o prestati, e, in mancanza, nel tempo e nel luogo più prossimi".

Inoltre "per la determinazione del valore normale si fa riferimento, in quanto possibile, ai listini o alle tariffe del soggetto che ha fornito i beni o i servizi e, in mancanza, alle mercuriali e ai listini delle camere di commercio e alle tariffe professionali, tenendo conto degli sconti d'uso. Per i beni e i servizi soggetti a disciplina dei prezzi si fa riferimento ai provvedimenti in vigore".

Nel caso, invece, di donazioni in natura corrispondenti a 
un “bene strumentale”, ad esempio un apparecchio per la respirazione o un qualunque altro strumento, non necessariamente medico, ma utile allo scopo, l'ammontare della detrazione o della deduzione è “determinato con riferimento al residuo valore  fiscale all'atto del trasferimento” ossia al valore originario di acquisto del bene meno le eventuali quote percentuali di ammortamento (se si tratta appunto di beni vecchi di qualche anno) dedotte in precedenza anno per anno.

Infine, a livello documentale, l’erogazione in natura deve risultare da atto scritto in cui il donatore descrive analiticamente i beni donati, indicandone i relativi valori, mentre il soggetto beneficiario si impegna a utilizzare direttamente i beni per lo svolgimento dell’attività statutaria, ai fini dell’esclusivo perseguimento di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, nel caso specifico l’adozione di misure di contrasto e contenimento dell’epidemia da Covid-19.
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