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Cani guida: la detrazione si alza fino a 1.000 euro

 
12 APRILE 2019

Sul mantenimento dei cani guida posseduti dalle persone non vedenti la detrazione si fa più permissiva. L’Agenzia delle Entrate con la corposa Circolare 8/E del 10 aprile ha tirato le somme sulle novità fiscali introdotte dalla manovra di bilancio 2019, tra cui appunto la riformata detrazione sulle spese per i cani guida. Tale beneficio si distacca dal normale funzionamento degli altri sgravi sull’imposta perché agisce con un criterio forfettario, anziché quantificare la detrazione nella misura standard del 19%. Oltretutto non comporta nemmeno l’obbligo di esibire una precisa documentazione di spesa.

Vediamo allora cos’è cambiato rispetto a prima. Il comma 27 della Legge di Bilancio 2019 ha in pratica sostituito in blocco il vecchio comma 1-quater dell’articolo 15 del TUIR, che appunto disciplinava la detrazione sulle spese di mantenimento dei cani guida. Per l’esattezza, la formulazione originaria si limitava a dire che tali spese si sarebbero potute detrarre dall’imposta lorda nella misura forfetaria di euro 516,46.

Adesso invece il comma è stato riscritto “arrotondando” a 1.000 il tetto forfettario di spesa detraibile, ma comunque entro certi limiti massimi di spesa effettuata, che a dire il vero sono estremamente capienti. Quindi la nuova detrazione stabilisce che: “Dall’imposta lorda si detrae, nella misura forfetaria di euro 1.000 euro nel limite di spesa di 510.000 euro per l'anno 2020 e di 290.000 euro annui a decorrere dall’anno 2021, la spesa sostenuta dai non vedenti per il mantenimento dei cani guida”.

Come precisava l’Agenzia delle Entrate nella Circolare n. 7/E del 27 aprile 2018, la detrazione “spetta unicamente al soggetto non vedente e non anche alle persone delle quali egli risulti fiscalmente a carico”. Spieghiamo inoltre che ai sensi di legge i non vedenti sono le persone colpite da cecità assoluta, parziale, o che hanno un residuo visivo non superiore a un decimo ad entrambi gli occhi con eventuale correzione. “Gli articoli 2, 3 e 4 della legge 3 aprile 2001, n. 138 – ricorda l’Agenzia – individuano esattamente le varie categorie di non vedenti aventi diritto alle agevolazioni fiscali, fornendo la definizione di ciechi totali, parziali e ipovedenti gravi”.

Dicevamo inoltre di come questa detrazione non preveda un regolamento stringente sull’aspetto dei documenti da conservare ai fini dei controlli. In effetti l’unico requisito richiesto per usufruirne è il possesso del cane guida. Non sarà dunque necessario documentare l’effettivo sostenimento della spesa ma bisognerà appunto conservare:

  • la documentazione attestante il possesso del cane guida;
  • il certificato di invalidità che attesti la condizione di non vedente, rilasciato da una commissione medica pubblica.

Tuttavia a ben vedere, anche il certificato di invalidità è un documento su cui l’amministrazione – per così dire – “chiude un occhio”, considerando che la “sussistenza delle condizioni personali di invalidità” è un aspetto per cui può valere anche l’autocertificazione sostitutiva del certificato vero e proprio; quindi in buona sostanza l’elemento decisivo che fa scattare la detrazione è la prova documentale attestante il possesso del cane guida, cosa che appunto garantisce in automatico, per il possessore non vedente, lo sgravio forfettario di 1.000 euro sull’imposta lorda, senza il bisogno che le spese vengano dimostrate con scontrini o fatture.

È questo in ogni caso un aspetto che ci pare poco chiaro e che forse è sfuggito al legislatore, perché per il modo in cui si è evoluta la detrazione, vale a dire con l’aggiunta dei limiti massimi di spesa entro cui è possibile goderne, la pretesa di verificare i documenti attestanti la spese effettuate avrebbe dovuto essere una logica conseguenza. È vero che si tratta di massimali di spesa estremamente alti (510.000 euro per il 2020 e 290.000 euro dal 2021 in poi), ma in ogni caso l’assenza di scontrini e fatture tra i documenti richiesti ai fini della detrazione ci pare una stonatura tecnica, se non altro per accertare che le spese annue di mantenimento del cane rientrino effettivamente in quell’area delimitata dal legislatore.
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