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Bonus facciate: la chiave è la visibilità dalla strada

 
25 SETTEMBRE 2020

Per il Bonus facciate la chiave decisiva è la visibilità rispetto alla strada. È quanto, in estrema sintesi, possiamo ricavare dalla risposta 348 dell’11 settembre 2020 dell’Agenzia delle Entrate a un interpello posto da un condominio circa la possibilità o meno di poter detrarre al 90% i lavori su una delle facciate posteriori del complesso abitativo situato in zona urbana A, quindi centrale. Per l’esattezza si tratta dell’esecuzione di lavori di restauro e ripristino delle strutture opache, dei balconi e dei fregi della facciata posteriore dell’edificio, comunque facenti parte del perimetro esterno, ma visibili solo parzialmente dalla strada.

Dalla disamina dell’Agenzia emerge anzitutto come tali lavori rispondano sostanzialmente al profilo richiesto dalla detrazione per poter essere applicata, a cominciare dall’ubicazione del fabbricato, che deve appunto trovarsi in zona urbanistica A o B. L’altro importante requisito che appare rispettato è la ratio del recupero della facciata di pregio in relazione alle strutture opache verticali. La legge infatti ingloba nella detrazione gli interventi “finalizzati al recupero o restauro della facciata degli edifici”, non specificando se si debba trattare di facciate condominiali o di edifici privati, e di conseguenza ammettendo al bonus sia le une che le altre.

Quindi, assodato il pieno rispetto delle premesse regolamentari, il dubbio del condominio permane vista la posizione della facciata, che essendo solo parzialmente visibile dalla strada potrebbe ostacolare la spettanza del beneficio. Ebbene l’Agenzia risponde positivamente al dubbio. Premesso, scrive, che la “detrazione non spetta (…) per gli interventi effettuati sulle facciate interne dell'edificio, fatte salve quelle visibili dalla strada o da suolo ad uso pubblico”, è dunque possibile affermare che “in presenza di tutti i requisiti richiesti ai fini dell'agevolazione in commento (…) il bonus facciate spetti per le spese sostenute per gli interventi realizzati sulla facciata interna dell'edificio anche se la stessa, come nel caso in esame, sia solo parzialmente visibile dalla strada”.

Alla conclusione opposta arriva invece un’altra risposta dell’AdE, sempre datata 11 settembre 2020 (la 346), nella quale si è domandato “se le spese per la tinteggiatura delle chiusure oscuranti (scuri e persiane) che insistono sulla facciata dell’edificio possano beneficiare del cosiddetto Bonus facciate”. In tal caso il parere espresso dall’Agenzia non poteva che essere negativo, ma non tanto per la natura in sé dei lavori (la semplice tinteggiatura, o anche solo la pulitura, vengono infatti incluse fra gli interventi detraibili col Bonus facciate), piuttosto per gli elementi interessati dalla tinteggiatura, ovvero scuri e persiane, che in pratica non sono annoverati fra le cosiddette “strutture opache verticali” degli edifici, cioè le pareti, i cornicioni, o gli elementi di fregio della muratura, ecc.

L’istante però nell’interpello equivoca tale definizione, ritenendo che anche le finestre, essendo di fatto una parte integrante della facciata, rientrino a pieno titolo nell’applicazione del beneficio. In realtà così non è, perché la limitazione alle “strutture opache verticali” implica non solo l’ovvia esclusione di quelle orizzontali o inclinate, vedi ad esempio le terrazze, i lastrici solari, i tetti, ma anche delle aperture sulla facciata, cioè finestre, grate, vetrate, infissi, portoni, imposte, scuri persiane, ecc., perché appunto non rientranti nella nozione di strutture “opache”.


Luca Napolitano
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