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Bonus 200 euro: per i privati serve l’autocertificazione

 
15 GIUGNO 2022

Sulla strada che porta al bonus 200 euro, che dipendenti e pensionati si ritroveranno nelle prossime buste paga di luglio, si “frappone” l’autodichiarazione al datore di lavoro per certificare la spettanza del beneficio una tantum. Si era detto che per la categoria dei lavoratori dipendenti il riconoscimento dei 200 euro, introdotto col Decreto Aiuti come sostegno contro i rincari conseguenti al conflitto in Ucraina, sarebbe scattato in automatico, nel senso che non sarebbe servita la presentazione di una domanda formale.

Nella sostanza così sarà, ma con la “variante” – per i soli dipendenti del settore privato – che prevede appunto la consegna all’ufficio paghe di un modello dichiarativo nel quale il lavoratore dovrà auto-certificare di essere in possesso dei requisiti previsti per ricevere il bonus. In altre parole, una sorta di “lasciapassare” auto-compilato dal quale comunque dipendenti pubblici e pensionati rimarranno esentati (per le altre categorie di aventi diritto come autonomi o collaboratori domestici valgono altre regole).

Cos’è quindi che bisognerà certificare? Va premesso che rispetto a quanto era emerso dalle bozze del decreto prima che fosse pubblicato in Gazzetta, la differenza sostanziale consiste nell’introduzione di un criterio “contributivo” anziché “reddituale” per applicare il diritto all’indennità di 200 euro. In pratica per ottenere il bonus, il lavoratore deve aver beneficiato “per almeno una mensilità nel primo quadrimestre dell’anno 2022” dell’esonero contributivo pari allo 0,8% “sulla quota dei contributi previdenziali per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti a carico del lavoratore” prevista a favore dei dipendenti dalla Legge di Bilancio 2022 (234/2021).

Il lavoratore dovrà quindi “spulciarsi” le buste paga del periodo gennaio-aprile 2022 e controllare se la suddetta riduzione contributiva dello 0,8% abbia avuto luogo in almeno una di quelle quattro buste paga: se la risposta è sì – e se inoltre il lavoratore non percepisce alcun trattamento pensionistico né Reddito di Cittadinanza – allora potrà auto-certificare al datore di lavoro di essere in regola per l’ottenimento dei 200 euro sulla busta paga di luglio.

Sull’argomento l’INPS stesso ha pubblicato il messaggio n. 2397 del 13 giugno, nel quale è ribadita la natura “automatica” del versamento, previa però la consegna dell’auto-dichiarazione sul luogo di impiego: “Tale indennità una tantum di 200 euro – scrive appunto l’INPS – è riconosciuta in automatico, in misura fissa, una sola volta, previa acquisizione, da parte del datore di lavoro, di una dichiarazione del lavoratore con la quale lo stesso dichiari, ricorrendone le circostanze, di non essere titolare delle prestazioni di cui all'articolo 32, commi 1 e 18”, cioè, come dicevamo, di non essere titolare né di trattamenti pensionistici né di RdC.

Un caso particolare sono certamente quei dipendenti con più rapporti lavorativi in essere. L'indennità dei 200 euro spetta infatti una sola volta, anche nel caso in cui la persona sia titolare di più contratti di lavoro allo stesso tempo. “Pertanto – precisa l’INPS – il lavoratore, laddove titolare di più rapporti di lavoro, potrà chiedere il pagamento dell’indennità una tantum a un solo datore di lavoro, dichiarando a quest’ultimo di non avere fatto analoga richiesta ad altri datori di lavoro. Nell’ipotesi in cui dovesse risultare, per il medesimo lavoratore dipendente, che più datori di lavoro abbiano compensato la predetta indennità una tantum di 200 euro, l’Istituto comunicherà a ciascun datore di lavoro interessato la quota parte dell’indebita compensazione effettuata, per la restituzione all’Istituto e il recupero verso il dipendente”.

Luca Napolitano
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