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Acconto Irpef con le nuove regole del Decreto Fiscale

 
04 NOVEMBRE 2019

Nel giro di un mese, fino al 2 dicembre, ci sono due importanti partite fiscali da chiudere: il Modello REDDITI 2019 e gli acconti Irpef relativi sempre al 2019. Per quanto riguarda il REDDITI, rimandiamo i lettori alla news già pubblicata il 28 ottobre. Quanto invece agli acconti, che scadono di norma il 30 novembre, ma quest’anno slittano al 2 dicembre visto che il 30 coincide con un sabato, le regole hanno subito un parziale cambiamento per effetto del Decreto Fiscale 2020 pubblicato in Gazzetta il 26 ottobre e già in vigore dal 27, in attesa ovviamente della conversione definitiva entro i canonici 60 giorni (per info e assistenza le sedi CAF ACLI sono sempre disponibili).

L’articolo 58 del decreto ha infatti stabilito che “i versamenti di acconto dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e dell’imposta sul reddito delle società, nonché quelli relativi all’imposta regionale sulle attività produttive sono effettuati, ai sensi dell’articolo 17 del decreto del Presidente della Repubblica 7 dicembre 2001, n. 435, in due rate ciascuna nella misura del 50 per cento”.

Attenzione però, perché tale novità non vale per tutti ma solo “per i soggetti che esercitano attività economiche per le quali sono stati approvati gli indici sintetici di affidabilità fiscale”, nonché per i “soggetti che partecipano a società, associazioni e imprese ai sensi degli articoli 5, 115 e 116 del testo unico delle imposte sui redditi”. Quindi, nella sostanza, la novità non tocca i normali lavoratori dipendenti o pensionati, per i quali resta valida la solita regola dell’acconto versato nella misura del 100%, o in rata unica oppure in due rate a giugno e novembre rispettivamente al 40 e 60 per cento.

Le regole del versamento sono quelle note: con F24 per chi fa il REDDITI, indicando nell’apposita sezione “Erario” il codice tributo “4034” nel caso dell’Irpef, oppure il codice “1841” per la cedolare secca (entrambi i codici, comunque, sono relativi alla seconda o unica rata), oppure tramite ritenuta in busta paga per chi ha fatto il 730, sempre che il 730 non fosse senza sostituto, perché in tal caso varrebbe la procedura dell’F24.

A parte questo, ci sono due strade per calcolare l’importo dovuto: o il metodo storico – quello più sicuro e consigliato – oppure il metodo previsionale, molto più incerto e rischioso. Chi paga con F24 adotterà per proprio conto una soluzione o l’altra. Chi invece dispone di un sostituto d’imposta, qualora ritenesse che al 31 dicembre 2019 il suo reddito risulterà inferiore a quello conseguito nel 2018, avrebbe già dovuto chiedere entro il 1° ottobre scorso di farsi calcolare in busta paga un acconto minore rispetto a quanto riportato nel prospetto di liquidazione 730-3.

Partiamo dal metodo storico. In questo caso va fatto riferimento all’imposta dovuta per l’anno precedente, al netto di oneri deducibili e detraibili. Tale valore è sì fondamentale per potersi regolare sulle tempistiche di versamento, ma più in generale per capire se l’acconto sull’anno in corso sia dovuto o meno. Se infatti l’imposta finale versata per il 2018 è risultata inferiore a 51,65 euro, è certo che l’acconto per il 2019 non dovrà essere pagato, altrimenti, in presenza di un’imposta superiore a tale soglia, andrà certamente pagato (nella misura del 100% della stessa imposta dovuta per il 2018).

Posto allora che l’acconto sia dovuto, se l’imposta del 2018 è risultata inferiore a 257,52 euro (ad esempio 150 euro), l’acconto per il 2019 (equivalente appunto a 150 euro) potrà essere versato in un’unica soluzione entro il 2 dicembre. Se invece l’imposta del 2018 è risultata superiore a 257,52 euro (ad esempio 300 euro) l’acconto per il 2019 è dovuto in due rate: la prima, nella misura del 40% (equivalente a 120 euro), dovrebbe essere già stata versata entro il 16 giugno scorso, mentre la seconda, nella misura del restante 60% (cioè pari a 180 euro), dovrà appunto essere corrisposta entro il 2 dicembre. Questo in sostanza è il metodo storico, facile da calcolare perché riferito a una base certa, ovvero l’imposta dell’anno prima.

Viceversa col metodo previsionale, il rischio di commettere degli errori, esponendosi quindi alle sanzioni, è sempre in agguato, dal momento che il calcolo viene elaborato non più in funzione dell’anno passato, ma “in previsione” dell’imposta definitiva che si presume sarà dovuta per tutto il 2019 (dichiarazione 2020). Ciò implica, di fatto, una doppia difficoltà: non solo quella di arrivare a prevedere il reddito annuo, ma anche l’imposta che ne deriverà, tenendo conto sia degli oneri deducibili che delle spese detraibili.

Luca Napolitano
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