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Acconto Irpef al 100%: alla cassa entro il 2 dicembre

 
29 NOVEMBRE 2013

Per il "super-acconto" Irpef, come in molti l'hanno ribattezzato, i tempi sono ormai in dirittura d'arrivo. Lo slittamento, infatti, al 10 dicembre che si era ipotizzato alla vigilia del Consiglio dei Ministri con cui il Governo ha abolito il saldo Imu, riguarderà soltanto i versamenti cui sono chiamati i contribuenti soggetti a Ires. Per tutti gli altri, invece, resta immutata la scadenza di lunedì prossimo, 2 dicembre, visto che il 30 novembre cade di sabato. Parliamo quindi non solo delle persone fisiche che devono versare la seconda o unica rata dell'acconto Irpef 2013, innalzata dal 99 al 100 per cento, ma anche delle imprese individuali, dei professionisti o delle società di persone soggette a Irap.

Se ben si ricorda, la scelta di aumentare gli acconti Irpef/Ires è stata introdotta quest’estate al fine di rinviare di un trimestre il rialzo dell’Iva dal 21 al 22 per cento, che avrebbe dovuto entrare in vigore a partire dal 1° luglio, e che poi si puntualmente ripresentato il 1° ottobre scorso. Il provvedimento era contenuto nel decreto legge sull’occupazione giovanile, il 76/2013, che al 18esimo comma dell’articolo 11 (disposizioni in materia fiscale) stabiliva appunto che “a decorrere dal periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2013, la misura dell'acconto dell'imposta sul reddito delle persone fisiche è fissata al 100 per cento”. Analogamente, al 20esimo comma, è stato disposto che “la misura dell'acconto dell'imposta sul reddito delle società viene aumentata dal 100 al 101 per cento”, ma solo “per il periodo d'imposta in corso al 31 dicembre  2013”. A seguito poi del decreto approvato mercoledì scorso, dal 101% si è passati al 102,5%, mentre per le banche e le società assicurative l’acconto Ires è stato portato addirittura al 130% in virtù della necessità di trovare le coperture per il saldo Imu.

Oltretutto, nel calcolo degli acconti andrà anche considerata l’ulteriore rivalutazione del 15% sui “redditi  dominicale e agrario” disposta dalla Legge di Stabilità dello scorso anno (n. 228 del 2012) al comma 512 del’articolo 1, per i periodi d’imposta 2013, 2014 e 2015. Viceversa, “per i terreni agricoli, nonché per quelli non coltivati, posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola, la rivalutazione è pari al 5%”. In pratica tale “incremento si applica sull'importo risultante dalla rivalutazione operata ai sensi dell’articolo 3, comma 50, della legge 23 dicembre 1996, n. 662”, che comportava appunto un rialzo “rispettivamente del 70 e dell’80 per cento” sui redditi dominicali e agrari. Volendo quindi fare un esempio pratico, se su un terreno con un reddito dominicale e agrario pari entrambi a 100 euro, la sola “vecchia” rivalutazione del 70 e 80 per cento avrebbe portato a un reddito di 170 e 180 euro, con l’ulteriore rivalutazione introdotta dalla Legge 228/2012, si arriverebbe a 195,50 e 207 euro (vale a dire gli importi di 170 e 180 euro rivalutati entrambi del 15%).

Detto questo, vediamo cosa cambia per il calcolo della rata d’acconto Irpef portata al 100%, in scadenza il prossimo 2 dicembre. Un calcolo - per l’esattezza - che in molti casi equivarrà un ri-calcolo, dal momento che per gli eventuali acconti suddivisi in due rate (tra giugno e novembre), anziché in un’unica rata (solo novembre), i primi calcoli saranno stati elaborati con ogni probabilità sulla base della vecchia aliquota pari al 99%. Per capire il meccanismo va tenuto presente che nella maggior parte dei casi il versamento dell’acconto Irpef viene ponderato sulla base del cosiddetto “metodo storico”, cioè in funzione dell’imposta versata nell’anno precedente, risultante dal rigo RN33 "Differenza" dell'Unico - Persone Fisiche 2013. Ora, avendo come riferimento l’importo indicato al rigo “Differenza”, se tale cifra è inferiore a 52 euro, non è dovuto nessun acconto (si versa direttamente a saldo). Se invece l’importo supera i 52 euro, restando comunque al di sotto della soglia di 257,52 euro, l’acconto è dovuto in un’unica soluzione entro il 30 novembre (quest’anno 2 dicembre), ed è pari appunto al 100% di quanto riportato nel rigo “Differenza” di Unico. Infine, se l’imposta versata nell’anno precedente è superiore a 257,52 euro, l’acconto Irpef va pagato in due rate (40 e 60 per cento), in scadenza rispettivamente il 16 giugno e il 30 novembre.

È in questi casi, quindi, che l’aumento dal 99 al 100 per cento dell’acconto obbligherà a un ricalcolo, visto che - come accennavamo - è molto probabile che a giugno l’importo complessivo sia stato elaborato sulla base del 99%. Ad ogni modo, per chi si è avvalso dell’assistenza fiscale del CAF o del datore di lavoro presentando il 730, non ci sarà bisogno di far nulla, visto che la trattenuta avverrà direttamente in busta paga (chi invece ha fatto l'Unico dovrà utilizzare l'F24). Ipotizziamo allora che il rigo RN33 indichi un importo di 1.000 euro. Normalmente, con l’acconto calibrato al 99%, pari quindi a 990 euro (99% di 1.000), entro il 16 giugno si sarebbero dovuti versare 396 euro (cioè il 40% del complessivo 99% d’acconto), mentre la seconda rata sarebbe stata pari a 594 euro (il restante 60%). Risultato: 990 euro (396 + 594). Col rialzo, però, al 100%, ecco che la seconda rata da versare entro il 2 dicembre sarà uguale alla differenza fra l’acconto complessivo (cioè 1.000 euro, 100% del rigo “Differenza”) e l’importo già versato a giugno (396 euro). Risultato: 604 euro di seconda rata.

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