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730 precompilato: più convenienza se la consegna è al CAF

 
01 GENNAIO 2016

Per la dichiarazione del 2016 la consegna tramite CAF, o comunque tramite un intermediario abilitato, potrebbe essere ancor più conveniente rispetto all’invio “fai da te” o tramite sostituto d’imposta. La nuova Legge di Stabilità è infatti intervenuta modificando le procedure di verifica preventiva sulle dichiarazioni precompilate. Fu per prima la manovra finanziaria di due anni fa a introdurre la novità dei cosiddetti “controlli preventivi”, che avrebbero dovuto essere svolti sui rimborsi superiori a 4.000 euro comprensivi di detrazioni derivanti da carichi familiari e/o eccedenze d’imposta nate da precedenti dichiarazioni. In pratica i modelli che presentassero un rimborso con quelle caratteristiche, sarebbero passati al vaglio dell’Agenzia delle Entrate che in quel caso avrebbe sospeso l’erogazione ordinaria del rimborso tramite busta paga e ne avrebbe rallentato i tempi finché non ne fosse stata accertata la regolarità.

L’anno successivo, invece (dichiarazioni 2015 sui redditi 2014), è stato quello di debutto del 730 precompilato, e la normativa sui controlli preventivi si è adeguata di conseguenza. Il D.lgs 175/2014 (quello sulla “semplificazione fiscale” che ha appunto introdotto il modello precompilato) ha infatti stabilito che l’effettuazione delle verifiche preventive avrebbe avuto luogo solo in caso di presentazione diretta o tramite sostituto d’imposta di una dichiarazione riportante modifiche o integrazioni che avessero inciso sulla determinazione del reddito o dell’imposta rispetto al modello originario precompilato dall’Agenzia delle Entrate.

In tal caso si sarebbe appunto effettuato il controllo documentale “anche sui dati relativi agli oneri indicati nella dichiarazione precompilata forniti dai soggetti terzi”, e in più si sarebbe applicato il “controllo preventivo sulla spettanza delle detrazioni per carichi di famiglia in caso di rimborso superiore a 4.000 euro, anche determinato da eccedenze d’imposta”. Viceversa tutto questo non sarebbe avvenuto in caso di consegna al CAF (di qui appunto la convenienza), visto che il controllo documentale si sarebbe effettuato nei confronti del CAF stesso anziché del contribuente, e non si sarebbe nemmeno applicato il “controllo preventivo sulla spettanza delle detrazioni per carichi di famiglia in caso di rimborso superiore a 4.000 euro, anche determinato da eccedenze d’imposta”.

Ora, come già accennato, questo assetto di regole si va nuovamente a perfezionare a partire dalle dichiarazioni 2016 sui redditi 2015, facendo divenire ancor più allettante la consegna al CAF o tramite l’intermediario abilitato. Nel mirino, ovviamente, abbiamo sempre i modelli che riportano delle modifiche tali da incidere sulla determinazione del reddito o dell’imposta. Cosa accade in pratica? Accade che tutti quei modelli consegnati direttamente dal sito dell’Agenzia delle Entrate o con l’ausilio del datore di lavoro, ai quali siano state apportate modifiche che abbiano inciso sul reddito o sull’imposta, verranno sottoposti ai controlli preventivi qualora:

  • presentassero elementi di incoerenza rispetto ai criteri fissati dall’Agenzia delle Entrate;
  • o riportassero un rimborso superiore a 4.000 euro.

Dal lato CAF, invece, tutto resta identico agli anni scorsi. Sarà quindi il CAF, anziché il contribuente, l’unico destinatario dei controlli documentali, e non verranno comunque eseguiti i controlli preventivi sui rimborsi superiori a 4.000 euro. Cosa comporta questo? Comporta che presentando in via autonoma (quindi senza l’ausilio del CAF) una dichiarazione contenente modifiche rispetto all’originale predisposto dall’Agenzia delle Entrate, si potrebbe essere in ogni momento soggetti a controllo; di conseguenza, l’eventuale rimborso risultante dalla dichiarazione verrebbe comunque erogato dall’Agenzia stessa anziché in busta paga.

In termini pratici, non è detto che un rimborso inferiore alla soglia di 4.000 euro sfugga ai controlli preventivi, in quanto potrebbe risultare da una dichiarazione che presenti comunque degli elementi di incoerenza rispetto agli standard fissati dall’Agenzia. A quel punto l’erogazione del rimborso tramite busta paga sarebbe sospesa e verrebbe effettuata, a controlli ultimati, “non oltre il sesto mese successivo al termine previsto per la trasmissione della dichiarazione, ovvero dalla data della trasmissione, se questa è successiva a detto termine”. Ecco perché, con queste premesse, si profila una convenienza ancora maggiore nel presentare la dichiarazione al CAF piuttosto che autonomamente. Se non altro per avere la certezza di non dover aspettare sei mesi l’erogazione del rimborso spettante.

Luca Napolitano
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