01 SETTEMBRE 2025
Il 730 ingrana la marcia della volata finale. Il traguardo all’orizzonte è quello del 30 settembre, data di scadenza per la trasmissione del modello 2025. Chiaramente CAF ACLI resta a disposizione fino all’ultimo – sia nelle sue sedi territoriali che sui canali online – per fornire assistenza a tutti i contribuenti che non hanno ancora provveduto all’adempimento fiscale dell’anno.
Inutile dire che fare il 730 conviene sempre, perché permette, laddove l’esito della dichiarazione fosse a credito, di ricevere il rimborso spettante in tempi più brevi, o dal datore di lavoro nella prima busta paga utile oppure entro fine anno o inizio 2026 nel caso dei modelli privi dell’indicazione del sostituto.
Se poi non si riuscisse a centrare l’appuntamento entro fine settembre, ci sarà comunque la possibilità di andare al 31 ottobre col Modello REDDITI (cioè l’ex modello UNICO), con la sola differenza, appunto, che in caso di esito a credito, il rimborso verrebbe versato dall’Agenzia delle Entrate nell’arco di uno/due anni. Insomma, un’ottima ragione per affrettarsi a chiudere tutto entro il 30 settembre.
Facciamo allora un veloce recap su quelle che sono state le novità principali della dichiarazione 730/2025 ufficializzata lo scorso 10 marzo dall’Agenzia delle Entrate.
Platea 730/2025: coinvolti nuovi contribuenti
Anzitutto, dopo le modifiche già introdotte nel 2024, è stato ripreso il filo della “politica” di allargamento della platea di contribuenti, che in pratica continua a spostare clienti rispetto al “rivale” modello REDITTI. Il 730/2025 propone infatti due nuovi quadri per dichiarare rispettivamente:
- i redditi soggetti a tassazione separata o imposta sostitutiva (nuovo quadro M);
- le plusvalenze di natura finanziaria (nuovo quadro T).
Contrariamente fino al 2024, per entrambe queste fonti di reddito, sarebbe stata appunto necessaria la presentazione del REDDITI.
IRPEF 730/2025: si passa da quattro a tre aliquote
Arrivando agli scaglioni IRPEF, c’è ovviamente da segnalare l’ulteriore riduzione da quattro a tre aliquote disposta dalla Legge di Bilancio dello scorso anno. L’IRPEF, infatti, nel biennio 2022-2023 ha avuto quattro aliquote, 23-25-35-43 per cento, rispetto alle precedenti cinque rimaste in vigore fino al 31 dicembre 2021. Poi dal 1° gennaio 2024, sempre nell’ottica di un progressivo avvicinamento a un’imposta “flat”, le aliquote sono diventate tre: ovvero 23-35-43 per cento.
Cambia la cedolare secca sugli affitti brevi
Va inoltre segnalata la
novità sulle locazioni brevi, più esattamente sulla cedolare secca applicata a questo tipo di affitti. La manovra ha infatti stabilito un innalzamento dal 21 al 26 per cento dell’aliquota di cedolare se il locatore dà in affitto più di un’abitazione. Spieghiamo meglio: se il contribuente nel 2024 ha avuto soltanto un immobile locato con affitto breve, il prelievo della cedolare resterà quello di sempre, cioè fisso al 21%. Il rincaro al 26% scatta invece dal secondo immobile e fino al quarto, cioè in pratica verrebbe eventualmente applicato sul secondo, terzo e quarto immobile con affitto breve. Se poi gli immobili fossero più di quattro, a quel punto l’attività verrebbe inquadrata in una vera e propria logica d’impresa, con l’obbligo conseguente per il locatore di aprirsi la partita IVA. Quindi, volendo fare un esempio pratico, ipotizzando che un locatore nel 2024 abbia dato in affitto tre appartamenti con locazione breve, su uno di essi (a sua scelta) verrebbe applicata la cedolare “light” del 21%, mentre sugli altri due quella rialzata al 26%.
Quali novità per Superbonus, Sismabonus e Bonus Mobili
Abbiamo infine tutto il comparto dei bonus casa. In primis il Superbonus, che per le sole spese sostenute nel 2024 applica un’aliquota al 70% spalmando la detrazione in dieci rate di pari importo. Idem per il Sismabonus, che vede anch’esso allungare il suo piano rateale da cinque a dieci quote annuali.
A proposito poi di rateazione del Superbonus, i modelli 2025 contengono l’opzione riferita alle spese 2023 dando la possibilità – per così dire – di “rimangiarsi” la canonica rateazione quadriennale opzionata nel 730 dell’anno scorso (riferito appunto al 2023) e di allungarla a 10 rate, scongiurando così, per i contribuenti più a basso reddito, il rischio di perdere ingenti quote di detrazione nel caso sopravvenisse un limite di incapienza fiscale.
Per chiudere segnaliamo l’abbassamento da 8.000 a 5.000 euro del limite di spesa massimo su cui potrà essere calcolato il Bonus Mobili, cioè la detrazione al 50% per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici.