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Modello 730: occhio all'errore, possibile l'integrativo

 
05 OTTOBRE 2020

Morto un 730 se ne fa (forse) un altro. Potrebbe essere necessario laddove ci si accorga che qualcosa è andato storto nell’elaborazione del modello originario. Ecco che allora subentrerebbe il cosiddetto 730 integrativo, la cui fase di presentazione tramite CAF, o direttamente (ove possibile) col programma dell’Agenzia, scade il 26 ottobre (il 25, infatti, che è il termine ordinario, cade di domenica).

Attenzione però, perché il 730 integrativo è possibile farlo solo in alcuni casi, cioè: o in presenza di errori che non abbiano alterato l’esito fiscale/matematico della dichiarazione (quindi errori che non abbiano influito sui valori finali dell’imposta o dell’eventuale credito), oppure quando sono stati commessi errori che ne hanno sì alterato l’esito, ma pur sempre a sfavore del contribuente, cioè in pratica quando l’errore è andato non a vantaggio ma a discapito del contribuente, che allora potrà recuperare in tempi rapidi con l’integrativo.

Per chi svolge assistenza fiscale, le domande poste dai contribuenti che si accorgono di aver dimenticato uno scontrino qui o una fattura là solo dopo aver trasmesso il 730 sono all’ordine del giorno. Il più delle volte, per loro fortuna, si tratta errori che non comportano una grossa incidenza sull’esito della dichiarazione originaria, ma altre volte, al contrario, possono significare la perdita di un cospicuo sconto sull’imposta, se non addirittura un rimborso ancora maggiore in busta paga.

In ogni caso, il rimedio del 730 integrativo serve appunto a “integrare”, correggere, gli eventuali errori. Domanda classica: è possibile trasmettere un integrativo autonomamente come un normale 730 precompilato, oppure mi tocca per forza affidarmi a un CAF/commercialista? Dipende.

Distinguiamo anzitutto le tre diverse tipologie di 730 integrativi che variano a seconda dell’errore da rettificare/integrare. Abbiamo infatti il modello di tipo:

  • “01” (cioè il codice numerico da inserire sul frontespizio proprio per distinguere la tipologia di modello), qualora la correzione fosse effettuata solo per modificare determinati redditi dichiarati in misura superiore rispetto a quelli effettivamente percepiti, oppure per inserire oneri detraibili/deducibili dimenticati in precedenza;
  • poi “02”, se invece si dovessero rettificare soltanto i riferimenti del sostituto d’imposta;
  • e infine “03”, se le rettifiche riguardassero sia i dati del sostituto che i redditi computati in eccesso o le voci detraibili/deducibili.

Quindi, per rispondere alla domanda… come lo trasmetto? Il contribuente potrebbe fare a meno di rivolgersi all’intermediario (CAF o commercialista che sia) solo nel caso in cui l’integrativo da trasmettere fosse di tipo “02”, quindi per correggere unicamente il quadro del sostituto d’imposta, e solo – attenzione – se il 730 originario fosse già stato trasmesso in via autonoma tramite il sito dell’Agenzia. In tutti gli altri casi la trasmissione autonoma non è fattibile, quindi serve un intermediario, anche perché in quel caso, trattandosi di errori che hanno inciso sull’esito contabile della dichiarazione, occorrerà tutta la documentazione che dimostri la necessità di mettere mano al modello.

Ma quali sono gli errori che vengono commessi con maggiore frequenza? Senza dubbio a farla da padrone è la correzione del rigo E1, quello delle spese sanitarie tanto per intenderci. L’esempio più classico è quello della ricevuta medica o degli scontrini farmaceutici che “riemergono” improvvisamente dalla tasca del cappotto o dal cassetto del comodino quando ormai il 730 è già bello che trasmesso.

Ma in molti altri casi l'incremento della detrazione deriva dalla correzione dei carichi fiscali spettanti, soprattutto quando ci sono i figli di mezzo. In effetti, quando ci si accorge che conviene attribuire a un genitore piuttosto che all’altro il 100% della detrazione relativa a un figlio a carico, conseguentemente anche le eventuali detrazioni sulle spese mediche del figlio andranno riproporzionate.

Oltre all’ipotesi in cui ci si rende conto, solo tardivamente, che un genitore non ha abbastanza reddito per sfruttare tutta, o anche solo in parte, la detrazione per il figlio a carico, vi sono ad esempio altre situazioni in cui può capitare di scoprire che un familiare ritenuto fiscalmente autonomo avrebbe potuto in realtà essere messo a carico, perché detentore di un reddito non superiore alla fatidica soglia dei 2.840,51 euro annui complessivi.

Tutto questo, insomma, per dire che l’errore è più probabile di quanto sembri, e che una distrazione o una dimenticanza possono capitare a chiunque. Se allora non foste pronti a mettere la mano sul fuoco per quanto dichiarato sul 730/2020, un ripasso veloce sulla documentazione e sulle fatture potrebbe non essere una cattiva idea. Anzi.

Luca Napolitano

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