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Ravvedimento operoso

 
Il ravvedimento consente di regolarizzare le violazioni commesse in sede di predisposizione e di presentazione della dichiarazione, nonché di pagamento delle somme dovute. Le violazioni sanabili possono riguardare: imposte dirette (IRPEF, IRAP, IRES); imposte indirette (IVA, registro, successioni, ecc.); tributi locali (ICI; IMU ecc). Non si possono mai ravvedere violazioni in materia previdenziale. Il ravvedimento comporta delle riduzioni automatiche alle misure minime delle sanzioni applicabili, a condizione che le violazioni oggetto della regolarizzazione non siano state già constatate e comunque non siano iniziati accessi,ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di accertamento (inviti di comparizione, questionari, richiesta di documenti, ecc.). Affichè il ravvedimento operoso sia efficace è necessario che si provveda a versare il tributo e/o a presentare la dichiarazione integrativa; è inoltre necessario che si versi la sanzione ridotta e si provveda a versare gli interessi dovuti attraverso il Modello F24.
Non è possibile effettuare il ravvedimento operoso dopo un anno dal termine ultimo di pagamento del relativo tributo.

La misura delle sanzioni applicabili cambia in funzione della tempestività della regolarizzazione; le fattispecie a cui si può applicare il ravvedimento sono le seguenti:

1) Mancato pagamento, in tutto o in parte, alle scadenze previste, delle somme dovute a titolo di acconto
o di saldo.
A decorrere dal 6 luglio 2011, giorno in cui è entrato in vigore il Dl 98/2011 (la prima delle due manovre finanziarie della tormentata estate 2011), il menù del ravvedimento si è arricchito di una nuova voce: oltre alle classiche formule “breve” e “lunga”, si è infatti aggiunta quella “sprint”, che permette di rimediare alla violazione commessa entro i 14 giorni successivi alla scadenza. Oltre alle sanzioni ridotte, applicate in base al ritardo accumulato, ci sono poi da calcolare gli interessi annui, che dal 1° gennaio 2015 si sono abbassati dall’1% allo 0,5%. Passando alla pratica, la formula del “ravvedimento sprint” prevede una sanzione dello 0,2% applicata su ogni singolo giorno di ritardo, più ovviamente l’interesse annuo fisso dell'1%. Supponendo allora, per comodità di calcolo, che entro la scadenza si sarebbero dovuti versare 100 euro, e ipotizzando un pagamento in ritardo di 4 giorni la sanzione sarà pari allo 0,8% dell’importo dovuto (0,2% per 4 giorni di ritardo), vale a dire 80 centesimi di euro.

Nel caso poi si dovesse versare tra il 15esimo e il 30esimo giorno di ritardo, ci si collocherebbe nella fascia del “ravvedimento breve” (entro 30 giorni) che prevede, oltre all’interesse, la sanzione fissa del 3%, questa volta applicata cumulativamente e non giorno per giorno. Se dunque i 100 euro vengono versati con 15 o 30 giorni di ritardo, la sanzione sarà sempre di 3 euro (il 3% di 100). Infine c’è l’opzione del “ravvedimento lungo”, che va dal 31esimo giorno di ritardo fino al termine di consegna della dichiarazione relativa all’anno nel quale è stata commessa la violazione. Anche in questo caso l’importo della sanzione, pari al 3,75% del dovuto, è applicato indipendentemente dai giorni di ritardo.

Il ravvedimento lungo, però, è stata la “barriera” temporale che le novità della Finanziaria 2015 hanno cancellato. Con l’aggiornamento delle norme, infatti, il ravvedimento non avrà più scadenza, e fisserà il suo livello di maggior esborso oltre i due anni dall’avvenuta violazione, restando comunque da quel momento valido e costante nel tempo. In pratica, a differenza di prima, non ci sarà più una soglia di tempo oltrepassata la quale il ravvedimento non sarà più applicabile. L’unico impedimento sarà la notifica di un avviso di accertamento. Quindi, nel concreto, al di là della scadenza del ravvedimento lungo se ne contano adesso altre due inedite, la prima entro i 2 anni dalla violazione, la seconda - e ultima in ordine cronologico - oltre i 2 anni, con rispettive sanzioni al 4,29 e 5 per cento. Resta fermo il pagamento degli interessi calcolati giornalmente nella misura dello 0,50% a partire dal 1°gennaio 2015. Non solo, ma tra la formula breve (sanzione al 3%) e quella lunga (sanzione al 3,75%), si colloca anche quella del ravvedimento “medio” (sanzione al 3,32% pari a 1/9 del minimo), cioè entro i 90 giorni successivi all’avvenuta violazione.


2) Mancata presentazione della dichiarazione entro le scadenze previste
Se la dichiarazione è presentata con ritardo non superiore a novanta giorni, indipendentemente se sia dovuta o meno imposta, la violazione può essere regolarizzata eseguendo spontaneamente, entro lo stesso termine, il pagamento di una sanzione di  euro 25,8, ferma restando l’applicazione delle sanzioni relative alle eventuali violazioni riguardanti il pagamento dei tributi (vedi punto 1).

3) Errori ed omissioni nelle dichiarazioni incidenti sulla determinazione e sul pagamento del tributi

3.1
In caso di errori non ancora rilevati dall’Amministrazione finanziaria in sede di liquidazione o di controllo formale delle imposte dovute, come ad esempio gli errori materiali e di calcolo nella determinazione degli imponibili e delle imposte, o l'indicazione in misura superiore a quella spettante di detrazioni di imposta, di oneri deducibili o detraibili, di ritenute d’acconto e di crediti di imposta, la sanzione prevista nella misura del 30% della maggiore imposta o del minor credito utilizzato è ridotta al 3,75% dal 1 febbraio 2011 a condizione che entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo:
  • venga eseguito il pagamento della sanzione ridotta, del tributo dovuto e degli interessi calcolati al tasso legale con maturazione giorno per giorno;
  • venga presentata una dichiarazione integrativa.

3.2
In caso invece di errori ed omissioni, non ancora accertati dall’Amministrazione finanziaria, diversi da quelli rilevabili in sede di liquidazione o di controllo formale, quali ad esempio l'omessa od errata indicazione di redditi, l'errata determinazione di redditi, l'esposizione di indebite detrazioni di imposta o di indebite deduzioni dall’imponibile, la sanzione minima prevista, pari al 100% della maggiore imposta dovuta o della differenza del credito spettante, è ridotta al  12,50 % dal 1 febbraio 2011, a condizione che entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo:
  • venga eseguito il pagamento della sanzione ridotta, del tributo dovuto e degli interessi calcolati al tasso legale con maturazione giorno per giorno;
  • venga presentata una dichiarazione integrativa.

Nei casi in cui si intendano regolarizzare contestualmente errori ed omissioni indicati ai precedenti punti 3.1 e 3.2 deve essere presentata un’unica dichiarazione integrativa ed effettuato il pagamento delle somme complessivamente dovute.

4) Errori concernenti la compilazione del modello di versamento F24

Nell’ipotesi in cui il modello di versamento F24 sia compilato erroneamente in modo da non consentire l’identificazione del soggetto che esegue i versamenti oppure la corretta imputazione della somma versata, al fine di correggere gli errori commessi, il contribuente può presentare direttamente ad un qualsiasi ufficio locale dell’Agenzia delle Entrate un’istanza per la correzione di dati erroneamente indicati sul modello F24. Chi opera una compensazione deve sempre presentare il modello F24, anche quando esso ha un saldo pari a zero. Il modello F24 permette, infatti, a tutti gli Enti di venire a conoscenza dei versamenti e delle compensazioni operate e consente all’Agenzia delle Entrate di attribuire le somme spettanti a ciascuno.
Per regolarizzare la mancata presentazione del mod. F24 con saldo zero è necessario:
  • presentare il modello F24, entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno in cui è stata commessa la violazione;
  • versare una sanzione ridotta, pari a: 6 euro (1/8 di 51 euro), se il ritardo non è superiore a 5 giorni lavorativi; o 19 euro (1/8 di 154 euro), se il modello è presentato entro un anno.
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