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L'Irpef scatta su apprendistato e borse di studio

 

Favorire l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro è un imperativo di questi nostri giorni. Il contratto di apprendistato e il tirocinio o stage sono due forme contrattuali pensate a tale scopo. Nel primo caso si tratta di un vero e proprio rapporto di lavoro subordinato regolato, salvo le norme specifiche, dalla normativa generale. Gli apprendisti ricevono uno stipendio assoggettato a contribuzione previdenziale (al lavoratore è trattenuto il 5,4% calcolato sull’imponibile previdenziale) e a tassazione Irpef, come un qualunque reddito da lavoro dipendente, con il riconoscimento delle relative detrazioni.

Quello, invece, che si instaura tra azienda e stagista (o tirocinante) non costituisce un rapporto di lavoro subordinato, infatti in questo caso il tirocinante sfugge all’applicazione di tutte le regole della subordinazione: non è dunque soggetto al potere direttivo, organizzativo o disciplinare di chi lo ospita, e chi lo ospita può avvalersi del suo lavoro solo dentro uno schema caratterizzato dall’assenza di un vincolo di subordinazione. Lo svolgimento, in altre parole, avviene sulla base di una convenzione stipulata tra il soggetto ospitante (pubblico o privato) e il soggetto ospitato (stagista). In questo caso non si parlerà mai di “stipendi” o di “retribuzione”, ma esclusivamente di somme che vengono corrisposte al tirocinante a titolo di “rimborsi spese”, borsa di studio o di assegno, premio o sussidio per fini di studio o di addestramento professionale.

In realtà le aziende definiscono quasi sempre le somme che danno ai loro stagisti come “rimborso spese”, intendendo con questo termine una sorta di premio mensile forfettario. Si tratta però di una definizione impropria, dal momento che sarebbe più corretto usarla quando le somme sono effettivamente erogate per rimborsare spese sostenute dal lavoratore (ad esempio per un viaggio). In tutti gli altri casi sarebbe opportuno parlare di “premio” o di “borsa di studio”. Le somme, infatti, percepite a titolo di borsa di studio o di assegno, premio o sussidio per fini di studio e di addestramento professionale, rientrano tra i redditi assimilati al lavoro dipendente (art. 50, comma 1, lett. “c” del DPR 917/86) e pertanto costituiscono redditi imponibili ai fini Irpef. Il soggetto erogante, in pratica, trattiene l’Irpef calcolata su tali redditi, riconoscendo anche le detrazioni d’imposta spettanti.

Tali somme non sono invece assoggettate a contribuzione previdenziale ai sensi dell’articolo 2, comma 26, della legge 335/1995, ad eccezione delle borse di studio per la frequenza ai corsi di dottorato (articolo 1 della legge 315/19 98 ), degli assegni per la ricerca (articolo 51, comma 6 della legge 449/1997 ) e delle somme erogate per la frequentazione dei corsi di laurea specialistica (articolo 1 della legge 170/2003). Al contrario, tornando ai “rimborsi” riferiti alle spese effettivamente sostenute dal lavoratore, questi sono esenti da Irpef. La documentazione che legittima l’esclusione di tali rimborsi dal concorso al reddito imponibile (ad esempio biglietti dell’autobus, ricevuta del taxi, ecc), deve essere accompagnata da una comunicazione interna dalla quale risulti in quale giorno l’attività del dipendente è stata svolta all’esterno della sede di lavoro.

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