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Il nuovo Isee si modifica "in corsa"

 
Nelle puntate precedenti del nostro approfondimento sulla nuova Dsu 2015, abbiamo tracciato una distinzione fra le casistiche in cui è sufficiente presentare una Dsu Mini (cioè una dichiarazione standard) e quelle che invece rendono necessaria la presentazione di una Dsu specifica. Non resta quindi che illustrare un ultimo modello, che di fatto rappresenta un ingrediente del tutto inedito nell’ambito della riforma Isee: parliamo in pratica del Modello sostitutivo MS, destinato alla presentazione di una Dsu basata sul cosiddetto “Isee corrente”. Con le vecchie norme, una volta calcolato l’Isee, questo sarebbe rimasto valido per un anno senza possibilità di cambiarlo, salvo ovviamente i casi di rettifica laddove il dichiarante si fosse accorto di aver fornito a monte informazioni non corrette. Con la riforma, invece, è stata introdotta l’opportunità di modificare “in corsa” l’Isee già calcolato, qualora, per almeno uno dei componenti del nucleo familiare, si verificassero eventi tali da ridurre sensibilmente la disponibilità del reddito complessivo (ad esempio la perdita o la riduzione del lavoro). In altre parole subentrerà il calcolo dell’Isee corrente, che andrà così a sostituire il vecchio indicatore elaborato sulla base dei redditi percepiti al 31 dicembre del secondo anno antecedente la presentazione della Dsu. Questo comporta, quindi, il primo importante requisito che servirà ai fini del calcolo dell’Isee corrente: essere cioè in possesso di un Isee in corso di validità. Il secondo requisito è invece puramente matematico: la variazione della situazione reddituale complessiva del nucleo familiare dovrà essere superiore al 25% rispetto alla situazione calcolata in precedenza. “Pertanto, prima di chiedere il calcolo dell’Isee corrente deve essere già stata presentata una Dsu e ricevuta l’attestazione con l’indicazione dell’indicatore della situazione reddituale, sulla base del quale verrà verificato il possesso dei requisiti per il calcolo del nuovo Isee”.

Il modello MS è strutturato in quattro reparti. Nel primo quadro andrà semplicemente indicato il codice fiscale del dichiarante della dichiarazione già presentata e gli estremi di quest’ultima. Non necessariamente, infatti, l’Isee corrente verrà richiesto dallo stesso dichiarante della Dsu originaria; quindi con questo primo quadro si va indicare qual è la fonte che deve essere modificata. Se ad esempio la Dsu originaria era stata richiesta dalla moglie (all’epoca soggetto dichiarante) sulla base dei redditi suoi e del marito, mentre adesso è il marito ad aver subito un danno alla propria situazione reddituale, nel primo quadro andrà comunque indicato il codice fiscale della moglie. Di seguito abbiamo il secondo quadro, quello specifico per indicare sia gli estremi del soggetto o dei soggetti per i quali è intervenuta la variazione di reddito, sia la tipologia stessa della variazione. Le regole dell’Isee corrente restringono infatti a tre casistiche il campo delle concause che sono alla base dell’impoverimento del nucleo:

1. lavoratore dipendente a tempo indeterminato per cui sia intervenuta una risoluzione del rapporto di lavoro o una sospensione dell’attività lavorativa o una riduzione della stessa;
2. lavoratori dipendenti a tempo determinato ovvero impiegati con tipologie contrattuali flessibili, che risultino non occupati alla data di presentazione della Dsu, essendosi concluso il rapporto di lavoro, e che possano dimostrare di essere stati occupati nelle forme di cui alla presente lettera per almeno 120 giorni nei dodici mesi precedenti la conclusione dell’ultimo rapporto di lavoro;
3. lavoratori autonomi, non occupati alla data di presentazione della Dsu, che abbiano cessato la propria attività, dopo aver svolto l’attività medesima in via continuativa per almeno dodici mesi.

Il terzo quadro contiene invece l’indicazione dei trattamenti e delle voci di reddito che possono essere modificate:

1. redditi da lavoro dipendente, pensione ed assimilati conseguiti nei 12 mesi precedenti a quello della richiesta della prestazione (solo nel caso di lavoratore dipendente a tempo indeterminato per cui sia intervenuta una risoluzione del rapporto di lavoro o una sospensione dell’attività lavorativa o una riduzione della stessa è possibile indicare in alternativa i redditi ed i trattamenti percepiti negli ultimi 2 mesi);
2. redditi derivanti da attività d’impresa o di lavoro autonomo, svolte sia in forma individuale che di partecipazione, individuati secondo il principio di cassa come differenza tra i ricavi e i compensi percepiti nei 12 mesi precedenti a quello di richiesta della prestazione e le spese sostenute nello stesso periodo dell’esercizio dell’attività;
3. trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari, incluse carte di debito, a qualunque titolo percepiti da amministrazioni pubbliche, non già inclusi nei redditi da lavoro dipendente, pensione o assimilati percepiti nei 12 mesi precedenti a quello della richiesta della prestazione.

Nel quarto ed ultimo quadro, oltre a ribadire il codice fiscale del componente per il quale è intervenuta la variazione della situazione lavorativa, andrà infine allegata la documentazione che attesti la variazione stessa (ad esempio lettera di licenziamento, cessazione partita Iva ecc.) e le componenti reddituali aggiornate (ad esempio la busta paga).
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