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Deducibilità dei contributi ai consorzi bonifica

 

Disco verde sulla deducibilità dal reddito dei contributi di bonifica. È quanto chiariscono le Entrate nella Risoluzione 44/E dello scorso 4 luglio 2013, privilegiando di fatto un’interpretazione a vantaggio del contribuente sulla possibilità di “sottrarre” dalla base imponibile i contributi pagati alle amministrazioni locali per la manutenzione e l’esercizio delle opere di bonifica. Tali contributi, scrivono le Entrate, contrariamente a quanto si era pensato per via dell’effetto sostitutivo Imu/Irpef sugli immobili non locati, sono dunque deducibili dal reddito “nei casi in cui, in assenza dell’Imu, i redditi degli immobili su cui gravano i contributi stessi avrebbero concorso al reddito complessivo e sempreché il contributo obbligatorio non sia stato già considerato nella determinazione della rendita catastale”.

Vediamo di spiegare. Com’è noto, a seguito dell’introduzione dell’Imu, il reddito derivante dagli immobili non locati (quindi le prime case e i fabbricati a disposizione) è stato escluso dal calcolo della base reddituale assoggettata ad Irpef. Hanno invece continuato ad essere considerati gli immobili concessi in locazione, ad esclusione, ovviamente, dei fabbricati per cui si è scelto di applicare il regime alternativo della cedolare secca. Proprio questa “esenzione” dall’Irpef, goduta dagli immobili non locati, ha fatto sorgere il dubbio sulla possibilità o meno di portarsi in deduzione l’importo versato per i contributi di bonifica. Per quale motivo? In effetti l’articolo 10 del Tuir dispone al primo comma la deducibilità degli “oneri gravanti sui redditi degli immobili che concorrono a formare il reddito complessivo, compresi i contributi ai consorzi obbligatori per legge o in dipendenza di provvedimenti della pubblica amministrazione”. Stando quindi a quanto disposto dalla norma, i contributi-bonifica sembrerebbero deducibili solo se versati per immobili il cui reddito rientra nel computo della base imponibile soggetta ad Irpef. Di conseguenza era comprensibile -  prima ancora che arrivassero i chiarimenti delle Entrate - l’interpretazione in base alla quale la deduzione dei contributi relativi agli immobili sfitti, non concorrendo questi ultimi alla formazione del reddito, non potesse essere applicata.

Al contrario con la Risoluzione 44/E dello scorso 4 luglio, l’Agenzia delle Entrate apre la strada a tutt’altra interpretazione, permettendo di fatto la deducibilità dei contributi-bonifica in tutti quei casi in cui, “in assenza di Imu”, i redditi degli immobili per i quali gli stessi contributi sono stati pagati, sarebbero stati tranquillamente conteggiati nella base imponibile da assoggettare all’imposta sul reddito. È il caso dunque delle abitazioni principali e delle seconde case sfitte, che avrebbero appunto continuato a pagare l’Irpef qualora l’Imu non fosse mai entrata in vigore. La ragione fondamentale di questa “apertura”, viene individuata nel fatto che “sotto il profilo sostanziale l’immobile non locato o non affittato è comunque produttivo di reddito e la non concorrenza al reddito complessivo Irpef deriva dall’assoggettamento obbligatorio dell’immobile all’Imu, sostitutiva dell’Irpef”. In altre parole “la non concorrenza al reddito complessivo non deriva direttamente da norme ‘interne’ all’Irpef che rendono l’immobile non produttivo di reddito (le regole Irpef, cioè, restano di per sé le stesse, ndr), ma da una norma ‘esterna’ che ha decorrenza dal 2012” e che introduce appunto “quell’effetto di sostituzione sopra richiamato”.

Diversamente, conclude l’Agenzia, la deducibilità non ha valore per i contributi versati su immobili soggetti a cedolare secca, visto che la cedolare, pur rappresentando un regime di tassazione sostitutivo dell’Irpef, “è comunque non obbligatorio, bensì meramente opzionale, e consente, quindi, al contribuente di comparare la convenienza rispetto al regime ordinario che permette di fruire della citata deduzione”. In sintesi, a differenza di quanto avviene con l’Imu, la sostituzione dell’Irpef con la cedolare secca non costituisce un obbligo di legge, ma rientra nella piena facoltà di scelta del contribuente, il quale dev’essere a conoscenza che il regime sostitutivo non dà diritto alla deducibilità del contributo-bonifica, proprio perché l’immobile non sarà soggetto a Irpef.

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